Fare un’esperienza empatica, diretta del corpo e del respiro

La meditazione è attenzione.

Quando ti siedi a meditare sul corpo o sul respiro devi per
prima cosa dissociarti da tutto ciò che la tua mente pensa sia
un corpo o un respiro.

Quindi devi cercare di fare un’esperienza empatica, diretta del corpo e del respiro.

Inevitabilmente ti accadrà di scoprire che essi non sono nulla di ciò che pensavi che fossero; allora, il tuo cammino ha inizio.

E’ inarrestabile, irreversibile, perché la mente contiene un meccanismo di autodistruzione, si chiama ricerca della verità.

Una volta che l’hai azionato sei libero; te ne accorgi a gradi di intensità sempre più crescenti, mano a mano che il meccanismo che dissolve l’inganno mentale procede”.

Per approfondire si veda il libro Mindfulness Immaginle” (Edizioni Mediterranee) 

Spargiamo semi di gentilezza

Spesso i social diventano contenitori di emozioni deleterie. Spesso la dimensione egoica ha il sopravvento e spinge le persone a spargere semi di rabbia e malevolenza. Chi segue un cammino di crescita interiore e di risveglio va oltre le distrazioni e le contaminazioni dei social e del web, trasmutando le emozioni perturbanti in petali di consapevolezza.

Come disse Paramahansa Yogananda:

“Fa’ che la sgradevole scortesia degli altri mi sproni a rendermi amabile per la mia gentilezza. […] Come il gelsomino lascia cadere i fiori sulle mani che vibrano colpi di scure alle sue radici, così su tutti coloro che si comportano in maniera ostile verso di me possa io spargere i fiori del perdono”

Spargiamo semi di gentilezza…

Thich Nhat Hanh – La biografia

In quest’epoca così confusa, piena di contraddizioni, in cui sembrano prevalere atteggiamenti di dominio, sopraffazione e individualismo, conoscere e approfondire la vita di Thich Nhat Hanh è un modo per riportare calma, pace e luce nel mondo.

Thich Nhat Hanh, da molti definito “leader spirituale”, è un monaco zen vietnamita che ha cambiato l’esistenza di migliaia di persone coi suoi insegnamenti. Nella sua pacata, ferma tranquillità, ha tenuto conferenze, seminari, incontri in varie zone del globo, diffondendo idee e pratiche volte alla costruzione di una realtà armoniosa, nella quale le emozioni e i pensieri disturbanti vengono trasformati con la sola forza della consapevolezza interiore.

Sebbene i suoi insegnamenti siano fermamente legati al buddhismo, Thich Nhat Hanh ha saputo e sa parlare a tutti, toccando i cuori e la mente di cristiani, laici, atei…

Vedere quest’uomo così quieto, sorridente, profondamente in pace con se stesso e con gli altri è come respirare aria fresca e pulita.

La sua calma pacifica può sorprendere ancor di più conoscendo gli eventi della sua vita, strettamente intrecciata alle vicende della terra natia.

 

Una biografia, scritta da Bernard Baudouin e Céline Chadelat, edita in Italia da Lindau, ci svela i drammi visti e toccati con mano dal maestro Thich Nhat Hanh. Drammi che egli ha saputo affrontare con grande coraggio grazie al potere non-violento della consapevolezza, della presenza mentale e del buddhismo impegnato.

La biografia redatta da Baudouin e Chadelat traccia un percorso che parte, naturalmente, dalla sua infanzia, quando non si chiamava ancora Thich Nhat Hanh (nome che gli avrebbe dato in seguito il suo maestro di Dharma).

Thay (appellativo affettuoso a lui rivolto dai suoi discepoli e amici) è nato nel 1926 e, ricordano gli Autori, da piccolo accompagnava il padre presso l’altare di famiglia, recitando preghiere buddhiste.

I suoi genitori erano persone umili e amorevoli, che nella semplicità – “avevano da mangiare e da vestirsi, ma nulla di più” – hanno saputo trasmettere al figlio il valore della pace.

Il giovane Thich Nhat Hanh è cresciuto nella forza e nella serenità della pratica buddhista e sotto il giogo del colonialismo francese. Tra la fine del 1946 e il 1954 vide la tragedia della guerra d’Indocina.

Un conflitto in cui si opponevano la Francia e i rivoluzionari vietnamiti guidati da Ho Chi Minh, al termine del quale il Vietnam venne diviso in due, separato dal 17° parallelo: il Nord, comunista capeggiato da Ho Chi Minh, e il Sud, guidato da un governo nazionalista, diventato poi filo-statunitense con la dipartita dei francesi.

Il Sud ricevette enormi sovvenzioni dall’allora amministrazione Eisenhower: l’80% delle forniture militari che aveva a disposizione il governo nazionalista del Sud vennero inviate dagli Stati Uniti, una “collaborazione” che violava di fatto gli accordi di Ginevra (per maggiori dettagli si veda il libro The Cold War: The United States and the Soviet Union, 1917-1991, Ronald E. Powaski, Oxford University Press, 1997).

Due anni dopo la divisione lungo il 17° parallelo – simile a quella “imposta” alla Corea per effetto dei giochi assurdi e sottili della Guerra Fredda – i vietnamiti avrebbero dovuto partecipare a un referendum, per decidere del proprio avvenire. Per volontà dell’allora presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower, che temeva la figura carismatica di Ho Chi Minh, eroe nazionale nella lotta contro l’imperialismo francese, il referendum venne indetto nel solo Vietnam del Sud.

Sostenuta dall’amministrazione Eisenhower, la consultazione portò alla vittoria di Diem, filo-statunitense. Seguirono la destituzione dell’Imperatore Bao Dai e la trasformazione del 17° parallelo: da linea di demarcazione temporanea (come dagli Accordi di Ginevra) divenne un vero e proprio confine internazionale.

I piani statunitensi vennero però minati dalla corruzione, dall’autoritarismo e dal nepotismo del governo di Diem, ormai impopolare e osteggiato dal movimento di guerriglia sostenuto dal Vietnam del Nord.

La situazione è così fragile che alla fine degli anni Cinquanta inizia la Seconda guerra d’Indocina, poi divenuta, con l’intervento statunitense, guerra del Vietnam.

Questa lunga reminescenza storica era doverosa per capire il valore dei messaggi di Thay, il suo impegno a favore della pace e della trasformazione dell’odio in amore.

La storia del Vietnam ha condizionato la sua vita, la sua essenza, come ha influenzato la vita di tanti altri buddhisti vietnamiti, oltre che l’esistenza quotidiana di milioni di donne, bambini, uomini in balia delle assurde logiche della Guerra Fredda.

Fu proprio nel sangue, nella morte, nella sofferenza che Thay stimolò lo sviluppo del “buddhismo impegnato”, che vede i buddhisti non isolati nella foresta o in un eremo, ma attivi nella società, per alleviare dolore e paure.

Once there is seeing, there must be acting (Dopo aver visto, bisogna agire)” scrive Thich Nhat Hanh, ricordano Baudouin e Chadelat.

Come un vero eroe (per citare l’archetipo descritto da Joseph Campbell), Thay ha osservato la sofferenza e la rabbia, ha intrapreso un cammino di profonda guarigione interiore ed ha affrontato la paura e l’odio.

Nel dicembre 1962, ha guardato in faccia le illusioni, maya, rimanendo lontano dal suo Vietnam, in una New York immensa e convulsa. Thay, nella solitudine, ha vissuto quell’Illuminazione che lo ha portato ha rompere l’involucro dell’Io, per capire finalmente chi fosse.

A New York, in quell’America che stava portando orrore e sangue nella sua terra d’origine, Thay ha scoperto il suo sé autentico, un sé che anela al dialogo, al confronto, all’intesa tra le diverse religioni e culture.

Thich Nhat Hanh nel 1963 insegna religioni comparate alla Columbia University.

In Vietnam la situazione è drammatica, tanto che l’11 giugno 1963 il monaco buddhista Thich Quang Duc, dopo essersi cosparso di benzina, si dà fuoco. Qualche mese dopo Thay tocca nuovamente la terra del suo paese.

La guerra ha distrutto quel meraviglioso rifugio buddhista, chiamato Phuong Boi (“foglie dal profumo di palma”), che Thay aveva creato con altri confratelli nella foresta di Dai Lao. L’unico angolo in buono stato, grazie alle cure dell’amico Nguyen Hung, è la “capanna della gioia della meditazione”.

Rientrato in Vietnam Thay si attiva come buddhista impegnato. Scrive alla Chiesa buddhista unificata, senza però venire ascoltato in quanto ritenuto “poeta utopista”; incoraggia i Little Peace Corps (corpi di volontari per la pace); crea, con un gruppo di amici monaci, “i villaggi sperimentali”, per infondere nuovamente fiducia e coraggio tra i contadini; ascolta poveri, feriti, traumatizzati dalla guerra; sostiene la fondazione della casa editrice Boi Press.

Intanto la guerra in Vietnam si trasforma in guerra chimica.

Thay continua sulla via della non-violenza e del dialogo. Lo sostengono le pratiche di consapevolezza, e la disciplina. La meditazione sul respiro è quel ponte che gli permette di ristabilire il contatto con la vita, nutrendo uno sguardo profondo.

Il 1966 è un anno importante. Thay fonda l’Ordine dell’Interessere, per sottolineare quanto tutti noi siamo collegati e interdipendenti. Vengono diffusi i Quattordici Addestramenti alla piena consapevolezza.

Dopo aver salutato il suo vecchio maestro Cahn Thiet Thanh Quy, il 2 maggio 1966 Thay ritorna negli Stati Uniti. Avrebbe dovuto rimanervi solo tre mesi, ma quel viaggio gli costerà l’esilio dal suo paese. Un esilio durato sino al 2005. Un esilio durato ben 39 anni.

Nel libro-biografia di Bernard Baudouin e Céline Chadelat si entra nella vita di Thich Nhat Hanh, una vita che è anche la nostra… perché guerre, odio, rabbia e sofferenza sono ancora nel mondo.

Sta a noi scegliere di vivere in pace e di vivere la pace. Sta a noi, ognuno di noi, affrontare i propri demoni, le proprie ombre, proprio come ha fatto Thay a New York, in solitudine.

“L’odio, l’ignoranza e la rabbia devono essere sradicati dal fondo degli animi per affermare un mondo di pace”.

Nel 1967, Thay e Martin Luther King s’incontrano per la prima volta a Chicago. Parlano di pace, libertà e comunità. Il Reverendo King rimane talmente coinvolto dai discorsi di Thich Nhat Hanh che decide di prendere posizione pubblicamente contro la guerra in Vietnam e incoraggia  la candidatura del monaco vietnamita al Premio Nobel per la Pace. Candidatura ancora inascoltata.

                                                                        sorella Chan Khong

 

L’amicizia intessuta con Alfred Hassler, il legame con sorella Chan Khong, la creazione del Plum Village nella Dordogna francese sono altri tasselli di una vita spesa con il desiderio autentico di praticare e diffondere semi di pace.

In un cammino di rinnovamento nella continuità, Thay a Plum Village crea una vera comunità di monaci e sorelle, tutti con lo stesso grado d’importanza. Una comunità aperta anche ai laici.

Quella di Thay è una pace in marcia. I suoi insegnamenti sono preziosi.

Una biografia da leggere per iniziare o continuare un cammino di Pace.

Silvia C. Turrin
L’articolo è anche on line sul sito CultureNatureMagazine


Thich Nhat Hanh

La biografia

Bernard Baudouin, Céline Chadelat

Lindau