Colori e Meditazione

La Meditazione Kasina


Queste sono le giornate ideali per praticare la meditazione Kasina.

Una pratica che ci permette di capire come tutto sia fluido, mai fermo, in continuo movimento. Kasina è un termine in lingua pali (l’antico idioma in uso ai tempi del Buddha storico) che significa “fissità”.

In questo tipo di meditazione ci si focalizza su di un particolare oggetto, come la fiamma di una candela, o un colore.

E’ una meditazione molto potente, perché placa i disagi, le chiusure mentali, i blocchi e i loro effetti dannosi. Attraverso la meditazione Kasina e attraverso i numi dei colori possiamo aprire le porte negli intimi spazi della psiche.

Benefici

La tecnica Kasina fa parte di quell’insieme di pratiche di meditazione attive, poiché mette in gioco e stimola le facoltà dell’immaginazione e visualizzazione. Inoltre, alimenta la capacità di attenzione per il tramite della concentrazione su un oggetto specifico (candela e colore).

Praticandola con regolarità riusciamo ad avviare un processo di pacificazione e di riconciliazione col passato, con gli avi conosciuti o mai incontrati.

La riappacificazione col passato ci conduce a un’intensa sensazione di felicità nel qui e ora, dovuta allo “svuotamento” di emozioni pesanti, quali rabbia, rancori, sensi di colpa.


mindfulness immaginale libro

La meditazione Kasina e la pratica (che si suddivide in tre fasi) è spiegata in dettaglio nel libro “Mindfulness Immaginale” (Edizioni Mediterranee) disponibile su
Il Giardino dei Libri con ben 2 Omaggi

Felicità e libertà

Per me non c’è felicità senza libertà e la libertà non ce la dà nessuno, la dobbiamo coltivare noi stessi. Condividerò con voi come ottenere una maggiore libertà per se stessi.
Per tutto il tempo in cui sediamo, camminiamo, mangiamo o lavoriamo all’esterno, noi coltiviamo la nostra libertà. La libertà è ciò che pratichiamo ogni giorno. In qualunque condizione o luogo vi troviate, se avete la libertà siete felici.
Io ho molti amici che hanno scontato condanne ai lavori forzati e che, sapendo come praticare, hanno sofferto molto meno. In realtà la loro vita ha avuto una crescita spirituale, cosa che mi rende molto orgoglioso di loro.Per libertà intendo la libertà dalle afflizioni, dalla rabbia e dalla disperazione.
Se in te c’è rabbia, la devi trasformare per poter ottenere di nuovo la tua libertà. Se in te c’è disperazione devi riconoscere questa energia e non permetterle di sopraffarti.
Devi praticare in modo da trasformare l’energia della disperazione e raggiungere la libertà che meriti: la libertà dalla disperazione.

*Thich Nhat Hanh

Alcuni maestri di meditazione ci dicono di non prestare attenzione ai problemi del mondo… fame, guerra, oppressione, ingiustizia sociale, problemi ecologici, ecc. Dovremmo soltanto praticare la meditazione. […]

Naturalmente non dobbiamo trascurare pratiche come il conteggio dei respiri, la meditazione, lo studio dei sutra, ma qual è lo scopo di questi esercizi? Lo scopo della meditazione è di essere consapevoli di quanto avviene in noi stessi e nel mondo. Ciò che accade nel mondo può essere visto dentro di noi e viceversa. Una volta acquisita questa chiara visione, non ci si può rifiutare di prendere posizione e di agire. Quando un villaggio viene bombardato e bambini e adulti soffrono per le ferite e la morte, può un buddhista rimanere seduto tranquillamente nel suo tempio rimasto intatto? Se ha davvero saggezza e compassione, sarà capace di praticare il buddhismo aiutando gli altri.

Praticare il buddhismo, si dice, è vedere la propria natura e diventare un Buddha. Se siamo incapaci di vedere quello che avviene attorno a noi, come possiamo aspettarci di vedere la nostra vera natura? Non c’è forse una relazione tra la natura in sé di un buddhista e la natura della sofferenza, dell’ingiustizia e della guerra?

*Thich Nhat Hanh

Cibo, consapevolezza e mantra – Seconda parte

Nella Prima parte di questo Articolo (per leggerla clicca qui) abbiamo parlato di come si possa applicare la presenza mentale mentre si prepara il cibo e lo si cucina. Abbiamo visto anche quanto siano benefici i mantra per infondere vibrazioni positive agli alimenti e anche per trasmetterci quelle giuste energie mentre assumiamo gli alimenti.

In questa Seconda parte approfondiamo ulteriormente l’applicazione della Mindfulness all’atto del mangiare, spostando la nostra attenzione alla “seconda fase”.

Abbiamo visto che l’atto del mangiare si può suddividere in due fasi:

La prima fase avviene mentre prepariamo e cuciniamo il cibo.

La seconda fase avviene mentre siamo comodamente a tavola, davanti al nostro cibo preparato con amore.

Ed è proprio questo secondo aspetto che andiamo ad analizzare.

La Mindfulness applicata all’atto del mangiare

Ricordiamo innanzitutto che quando parliamo di Mindfulness ci riferiamo alla “presenza mentale applicata/vissuta nella quotidianità”. In varie circostanze e in vari momenti della giornata compiamo gesti o esprimiamo parole, ecc. senza però essere davvero presenti a noi stessi e/o alla situazione che stiamo vivendo. È come se una sorta di pilota automatico interiore avesse preso il sopravvento non facendoci accorgere di ciò che stiamo vivendo. In altre parole, non solo la nostra mente, ma anche i nostri sensi sembrano essere da un’altra parte rispetto a dove realmente ci troviamo. Si può dire che non siamo in contatto né con noi stessi, né con il momento presente. La nostra mente è talmente offuscata da tanti pensieri, e i nostri sensi sono talmente in balia di emozioni e sensazioni, che viviamo in maniera inconsapevole e disattenta. Persino quando mangiamo non gustiamo neanche il cibo…

Questa inconsapevolezza non fa che aumentare i nostri livelli di stress, perché la nostra mente è sempre in fermento, non riusciamo a rilassarci e coi pensieri corriamo da un posto all’altro senza però fermarci davvero nel qui e ora.

L’atto del mangiare fa parte della nostra quotidianità, ma non dobbiamo viverlo come fosse un’abitudine. Per questo, anche nei nostri percorsi di Mindfulness, sottolineiamo quanto sia importante applicare la presenza mentale nel mangiare.

Per iniziare

Per familiarizzarsi  con la pratica si può iniziare assaporando uno spicchio d’arancia, o una fettina di mela, o un acino d’uva; se amate magiare la verdura cruda potete liberamente scegliere quella che preferite.

La pratica consiste nell’esplorare il frutto o la verdura con i cinque sensi:

  • osservate il cibo attentamente, nella forma e nel colore; com’è la superficie?
  • sentite il profumo che emana
  • mentre lo toccate percepite lievi suoni?
  • ora appoggiate delicatamente sulla lingua il cibo che avete scelto per la pratica e iniziate a sentirne il sapore, ma non masticatelo subito; percepite la forma, sentite il gusto e lentamente incominciate a degustarlo.

Per aiutarvi in questa pratica, potete ripetere mentalmente: So che sto assaporando….

Dopo averlo ingerito, chiudete gli occhi e rimanete in ascolto delle sensazioni che questa pratica di consapevolezza ha generato in voi.

Se volete, proseguite nella pratica continuando a mangiare in modo consapevole l’intero frutto o la verdura che avete scelto.

Benefici

È una pratica lenta, che aiuta a coltivare la presenza mentale nella quotidianità. Stimola l’attenzione e risveglia l’acutezza dei sensi.

Importante

Il segreto di questa pratica è la lentezza. Non bisogna avere fretta. Entriamo in sintonia con il cibo, sentiamoci fortunati ad avere la possibilità di nutrirci ogni giorno, più volte al giorno. Assaporare “piccoli piaceri” – come del buon cibo fresco e sano – rende la nostra quotidianità speciale.

Buona pratica!

Silvia C. Turrin

Fermati, esplora il tuo mondo interiore

Namasté,

ho già avuto modo di condividere in questo spazio dedicato alla Meditazione l’uscita del mio Romanzo ambientato in Provenza, dove sono inseriti diversi riferimenti alla pratica meditativa. E’ anche inclusa un’Appendice dedicata alle “10 Lezioni di Mindfulness” che la protagonista, Sofia, ha appreso tra ombre e luce proprio in Provenza grazie alle vicende narrate nella storia.

Nel libro ci sono diversi riferimenti alla presenza mentale e all’importanza del qui e ora. Infatti, una delle 10 Lezioni di Mindfulness apprese da Sofia è la seguente:

Fermati, non correre sempre, e medita, esplora il tuo mondo interiore, medita sull’interdipendenza di tutti i fenomeni.

A questo proposito, condivido questo breve estratto dal Romanzo:

Sento che ho bisogno di fermarmi seriamente, staccare tutto, telefono, computer… e sentire il mio cuore. Se i limiti li creo nella mente, allora ascolto quella parte del corpo energetico che gli induisti chiamano Anahata Chakra. Tutto, in verità, è collegato, come ho appreso durante i viaggi in India. La mia mente è connessa al cuore e, viceversa, mente e cuore influenzano il mio corpo. L’insonnia delle scorse notti era certamente dovuta non solo a un accumulo di pensieri, che i buddhisti definirebbero disturbanti, ma anche a un groviglio di emozioni, alcune sedimentate da tempo, altre emerse dopo la scomparsa di nonna Josephine. Accendo un incenso. Accosto le imposte per non far entrare la luce del sole. Prendo lo zafu color arancione e mi siedo nella postura a gambe incrociate. La schiena è ben dritta, ma non rigida, come mi hanno insegnato i maestri orientali. Chiudo gli occhi. Porto le mani in grembo, la destra sopra la sinistra coi palmi aperti a coppa e i pollici che si toccano a formare un cerchio, simbolo dell’unità del Tutto. Respiro in modo profondo e consapevole. Inizio a meditare. La mia attenzione cosciente viene minata da un andirivieni di immagini che si susseguono le une alle altre. Volti del passato s’intrecciano a quelli del presente. Vedo me da piccola insieme a nonna Josephine mentre raccogliamo primule e violette nel bosco. Di colpo mi ritrovo sola davanti alla sua tomba; le lacrime sgorgano a fiumi. Mi sento agitata. Questa non è una meditazione, ripeto nella mia mente. A un tratto, mi sembra di avvertire un profumo di lavanda. È inspiegabile, è impossibile. Nella stanza dove mi trovo non ci sono bouquet, né sacchettini profumati, eppure il mio olfatto percepisce chiaramente questa fragranza delicata e intensa. Lascio scorrere le immagini. L’effetto dissolvenza crea nuove scene, persone e luoghi diversi, mentre l’odore della lavanda rimane sempre pungente. Non contrasto più il via vai delle immagini, le accolgo e mi abbandono ad esse.

Continua tra le pagine del libro “Un’altra Vita in Provenza

Quando si comincia a praticare, il nostro passato, qualunque esso sia stato, il dolore e la sofferenza che ha comportato, tutto questo diventa la base da cui partire per stare nel momento presente con consapevolezza, equanimità, chiarezza e sollecitudine.

Abbiamo bisogno del nostro passato; rappresenta l’argilla non ancora cotta nella fornace sul tornio del vasaio.

Il lavoro e l’avventura di tutta una vita è quello di non rimanere intrappolati né nel passato, né nelle nostre idee e concetti, ma di rivendicare l’unico momento che abbiamo veramente, che è sempre questo.

JON KABAT-ZINN