Cibo, consapevolezza e mantra – Seconda parte

Nella Prima parte di questo Articolo (per leggerla clicca qui) abbiamo parlato di come si possa applicare la presenza mentale mentre si prepara il cibo e lo si cucina. Abbiamo visto anche quanto siano benefici i mantra per infondere vibrazioni positive agli alimenti e anche per trasmetterci quelle giuste energie mentre assumiamo gli alimenti.

In questa Seconda parte approfondiamo ulteriormente l’applicazione della Mindfulness all’atto del mangiare, spostando la nostra attenzione alla “seconda fase”.

Abbiamo visto che l’atto del mangiare si può suddividere in due fasi:

La prima fase avviene mentre prepariamo e cuciniamo il cibo.

La seconda fase avviene mentre siamo comodamente a tavola, davanti al nostro cibo preparato con amore.

Ed è proprio questo secondo aspetto che andiamo ad analizzare.

La Mindfulness applicata all’atto del mangiare

Ricordiamo innanzitutto che quando parliamo di Mindfulness ci riferiamo alla “presenza mentale applicata/vissuta nella quotidianità”. In varie circostanze e in vari momenti della giornata compiamo gesti o esprimiamo parole, ecc. senza però essere davvero presenti a noi stessi e/o alla situazione che stiamo vivendo. È come se una sorta di pilota automatico interiore avesse preso il sopravvento non facendoci accorgere di ciò che stiamo vivendo. In altre parole, non solo la nostra mente, ma anche i nostri sensi sembrano essere da un’altra parte rispetto a dove realmente ci troviamo. Si può dire che non siamo in contatto né con noi stessi, né con il momento presente. La nostra mente è talmente offuscata da tanti pensieri, e i nostri sensi sono talmente in balia di emozioni e sensazioni, che viviamo in maniera inconsapevole e disattenta. Persino quando mangiamo non gustiamo neanche il cibo…

Questa inconsapevolezza non fa che aumentare i nostri livelli di stress, perché la nostra mente è sempre in fermento, non riusciamo a rilassarci e coi pensieri corriamo da un posto all’altro senza però fermarci davvero nel qui e ora.

L’atto del mangiare fa parte della nostra quotidianità, ma non dobbiamo viverlo come fosse un’abitudine. Per questo, anche nei nostri percorsi di Mindfulness, sottolineiamo quanto sia importante applicare la presenza mentale nel mangiare.

Per iniziare

Per familiarizzarsi  con la pratica si può iniziare assaporando uno spicchio d’arancia, o una fettina di mela, o un acino d’uva; se amate magiare la verdura cruda potete liberamente scegliere quella che preferite.

La pratica consiste nell’esplorare il frutto o la verdura con i cinque sensi:

  • osservate il cibo attentamente, nella forma e nel colore; com’è la superficie?
  • sentite il profumo che emana
  • mentre lo toccate percepite lievi suoni?
  • ora appoggiate delicatamente sulla lingua il cibo che avete scelto per la pratica e iniziate a sentirne il sapore, ma non masticatelo subito; percepite la forma, sentite il gusto e lentamente incominciate a degustarlo.

Per aiutarvi in questa pratica, potete ripetere mentalmente: So che sto assaporando….

Dopo averlo ingerito, chiudete gli occhi e rimanete in ascolto delle sensazioni che questa pratica di consapevolezza ha generato in voi.

Se volete, proseguite nella pratica continuando a mangiare in modo consapevole l’intero frutto o la verdura che avete scelto.

Benefici

È una pratica lenta, che aiuta a coltivare la presenza mentale nella quotidianità. Stimola l’attenzione e risveglia l’acutezza dei sensi.

Importante

Il segreto di questa pratica è la lentezza. Non bisogna avere fretta. Entriamo in sintonia con il cibo, sentiamoci fortunati ad avere la possibilità di nutrirci ogni giorno, più volte al giorno. Assaporare “piccoli piaceri” – come del buon cibo fresco e sano – rende la nostra quotidianità speciale.

Buona pratica!

Silvia C. Turrin

Fermati, esplora il tuo mondo interiore

Namasté,

ho già avuto modo di condividere in questo spazio dedicato alla Meditazione l’uscita del mio Romanzo ambientato in Provenza, dove sono inseriti diversi riferimenti alla pratica meditativa. E’ anche inclusa un’Appendice dedicata alle “10 Lezioni di Mindfulness” che la protagonista, Sofia, ha appreso tra ombre e luce proprio in Provenza grazie alle vicende narrate nella storia.

Nel libro ci sono diversi riferimenti alla presenza mentale e all’importanza del qui e ora. Infatti, una delle 10 Lezioni di Mindfulness apprese da Sofia è la seguente:

Fermati, non correre sempre, e medita, esplora il tuo mondo interiore, medita sull’interdipendenza di tutti i fenomeni.

A questo proposito, condivido questo breve estratto dal Romanzo:

Sento che ho bisogno di fermarmi seriamente, staccare tutto, telefono, computer… e sentire il mio cuore. Se i limiti li creo nella mente, allora ascolto quella parte del corpo energetico che gli induisti chiamano Anahata Chakra. Tutto, in verità, è collegato, come ho appreso durante i viaggi in India. La mia mente è connessa al cuore e, viceversa, mente e cuore influenzano il mio corpo. L’insonnia delle scorse notti era certamente dovuta non solo a un accumulo di pensieri, che i buddhisti definirebbero disturbanti, ma anche a un groviglio di emozioni, alcune sedimentate da tempo, altre emerse dopo la scomparsa di nonna Josephine. Accendo un incenso. Accosto le imposte per non far entrare la luce del sole. Prendo lo zafu color arancione e mi siedo nella postura a gambe incrociate. La schiena è ben dritta, ma non rigida, come mi hanno insegnato i maestri orientali. Chiudo gli occhi. Porto le mani in grembo, la destra sopra la sinistra coi palmi aperti a coppa e i pollici che si toccano a formare un cerchio, simbolo dell’unità del Tutto. Respiro in modo profondo e consapevole. Inizio a meditare. La mia attenzione cosciente viene minata da un andirivieni di immagini che si susseguono le une alle altre. Volti del passato s’intrecciano a quelli del presente. Vedo me da piccola insieme a nonna Josephine mentre raccogliamo primule e violette nel bosco. Di colpo mi ritrovo sola davanti alla sua tomba; le lacrime sgorgano a fiumi. Mi sento agitata. Questa non è una meditazione, ripeto nella mia mente. A un tratto, mi sembra di avvertire un profumo di lavanda. È inspiegabile, è impossibile. Nella stanza dove mi trovo non ci sono bouquet, né sacchettini profumati, eppure il mio olfatto percepisce chiaramente questa fragranza delicata e intensa. Lascio scorrere le immagini. L’effetto dissolvenza crea nuove scene, persone e luoghi diversi, mentre l’odore della lavanda rimane sempre pungente. Non contrasto più il via vai delle immagini, le accolgo e mi abbandono ad esse.

Continua tra le pagine del libro “Un’altra Vita in Provenza

Quando si comincia a praticare, il nostro passato, qualunque esso sia stato, il dolore e la sofferenza che ha comportato, tutto questo diventa la base da cui partire per stare nel momento presente con consapevolezza, equanimità, chiarezza e sollecitudine.

Abbiamo bisogno del nostro passato; rappresenta l’argilla non ancora cotta nella fornace sul tornio del vasaio.

Il lavoro e l’avventura di tutta una vita è quello di non rimanere intrappolati né nel passato, né nelle nostre idee e concetti, ma di rivendicare l’unico momento che abbiamo veramente, che è sempre questo.

JON KABAT-ZINN

L’amore e la gioia pervadono il meditante

Nella meditazione c’è un totale abbandono del bisogno di controllo.

L’immagine viene vissuta fino in fondo puramente come emozione o sensazione, finché l’anima si svela e l’amore e la gioia pervadono il meditante: è il samādhi.
Con sempre maggiore intensità, di meditazione in meditazione, il praticante si accorge di essere in grado di interpretare le immagini della propria vita in modi più ispirati e la sua vita cambia.
Le immagini che egli abita nel corso dei suoi giorni sono sempre meno distorte dalla prospettiva mentale, sempre più autentiche.

La mente distorce le immagini interpretandole a causa della paura. Ma ogni immagine distorta dalla prospettiva mentale della paura, se guardata attentamente, lascia intravedere la sua
reale sorgente. Perciò, a mezzo della attenzione cosciente, contemplando le immagini, che sono cose, persone, luoghi, eventi, andando in fondo nella contemplazione, possiamo ritrovare l’immagine originaria. Ogni visione dell’origine ci può aiutare a cambiare la prospettiva. Quando cambiamo la prospettiva ovviamente tutte le immagini mutano.

[…]

Estratto dal libroMindfulness Immaginale” (Edizioni Mediterranee) disponibile nella libreria online de Il Giardino dei Libri

Con l’acquisto di questo LIBRO riceverai ben 2 OMAGGI:
L’eBook PDF – Meditazioni Guidate + il “Videocorso Mindfulness Immaginale e OMI (file da scaricare video mp4)”

Mindfulness Immaginale

Cibo, consapevolezza e mantra – Prima parte

Vivere con attenzione cosciente è un modo meraviglioso per assaporare le bellezze dell’esistenza. La presenza mentale ci aiuta a osservare e a capire il mondo con lucidità, senza giudizio, e con chiarezza, e ci permette altresì di capire, vedere e sentire l’importanza “delle piccole cose”. La Mindfulness ci insegna a portare l’attenzione cosciente nelle attività quotidiane. Nulla è considerato scontato, né un’abitudine. Nemmeno l’atto del mangiare.

Mindfulness e cibo

Un modo molto semplice e pratico per addestrarsi a sviluppare l’attenzione cosciente è proprio attraverso l’atto del mangiare. Partire da qui ha molti vantaggi. Mangiare è una necessità quotidiana ed è un atto tutto sommato semplice, familiare, che non richiede una speciale preparazione. Ma c’è un “ma”: ognuno di noi ha bisogno di nutrirsi, eppure, molte persone, vivono questo momento, così importante da più punti di vista, in modo distratto e automatico. C’è chi guarda lo schermo di una televisione accesa, o lo smartphone; c’è chi mangia senza nemmeno percepire davvero il sapore del cibo e chi rimane assorto in qualcos’altro che può essere una conversazione, un libro, o una serie di pensieri…

Se ci si nutre in modo distratto, senza nemmeno essere consapevoli del cibo che si ingerisce, si rischia di vivere il sacro atto del mangiare come un momento privo di valore. Ma di valore ne ha, eccome, perché il nostro organismo fisico e, possiamo aggiungere, anche quello energetico e spirituale, trae forza, nutrimento e vitalità proprio da ciò che ingeriamo.

Come dare valore all’atto del mangiare

Possiamo valorizzare l’atto del mangiare in due fasi.

La prima fase avviene mentre prepariamo e cuciniamo il cibo.

La seconda fase avviene mentre siamo comodamente a tavola, davanti al nostro cibo preparato con amore.

Vediamo la prima fase.

Ascoltare e cantare Mantra

Mentre prepariamo e cuciniamo il cibo possiamo ascoltare e cantare Mantra.

I Mantra sono sillabe, parole, frasi molto potenti, cariche di vibrazioni positive. Tutto è energia – come ha confermato anche la fisica quantistica – e anche i Mantra infondono flussi energetici altamente benefici per il corpo, per la mente e per l’anima. I Mantra infondono Pace interiore, nonché sensazioni ed emozioni positive. Preparando e cucinando il cibo mentre si ascoltano e cantano Mantra trasmettiamo agli alimenti energie d’armonia e di serenità.

Quali Mantra utilizzare

I Mantra più potenti sono quelli che affondano nelle tradizioni buddhista e induista: OM, SO HAM, GAYATRI MANTRA sono solo alcuni esempi di Mantra carichi di vibrazioni potenti e benefiche. Ascoltare i CD del musicista, compositore e musicoterapeuta Rino Capitanata dedicati proprio ai Mantra ci aiuta in questo processo di “imprinting energetico”.

Rino Capitanata e lo Spa Music Institute hanno sperimentato l’efficacia dei Mantra nel disintossicare gli alimenti e nel potenziarli di energie benefiche. Ciò si è testato in varie occasioni in alcune Spa dell’Alto Adige, utilizzando Mantra come OM, AUM, SO HAM nell’accompagnare il rituale della preparazione del cibo. Sono Mantra che infondono Amore, protezione. Questi Mantra sono come una carezza e un balsamo per il cibo e per l’anima. Attraverso essi viviamo questa fase di preparazione del cibo come un atto sacro. Lo viviamo in piena consapevolezza, avvolti da vibrazioni positive che penetrano in noi e negli alimenti. La sacralità sprigionata dai Mantra ci porta a sentirci parte di una dimensione molto più vasta, percepiamo l’unione tra noi e il Tutto.

Il Mantra OM ci invita a percepire il divino dentro di noi, scioglie paure, attaccamenti, e ci libera dalla gabbia dell’io, per abbracciare uno spazio molto più vasto. Il Mantra OM purifica lo spazio attorno a noi e dentro di noi, purifica la mente dai pensieri disturbanti, infonde equilibrio e vitalità.

Il Mantra AUM, in Tibetano, è considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione. È un Mantra potente, sacro, simbolo dei vari aspetti del Buddha: la “A” rappresenta il Corpo, la “U” la Parola e la “M” la Mente.

Ascoltando quindi il Mantra AUM entriamo in risonanza con il corpo, la parola e la mente avviando un processo di ri-armonizzazione e di purificazione energetica. Preparare il cibo ascoltando e cantando il Mantra AUM, secondo l’antica tradizione Tibetana, si entra in contatto con la sorgente di tutta la Creazione. Creiamo una sorta di ponte invisibile tra la materia e la dimensione spirituale.

Affiniamo dunque l’attenzione cosciente anche attraverso l’atto sacro del mangiare. Ascoltiamo i Mantra e rimaniamo immersi nelle loro vibrazioni benefiche, portando questa risonanza terapeutica anche al nostro cibo e al momento durante il quale lo condividiamo coi nostri cari.

Silvia C. Turrin

foto in evidenza in homepage: Maarten van den Heuvel