La meditazione Kasina, per aprire le porte della psiche

Queste sono le giornate ideali per praticare la meditazione Kasina. Una pratica che ci permette di capire come tutto sia fluido, mai fermo, in continuo movimento. Kasina è un termine in lingua pali (l’antico idioma in uso ai tempi del Buddha storico) che significa “fissità”. In questo tipo di meditazione ci si focalizza su di un particolare oggetto, come la fiamma di una candela, o un colore.

E’ una meditazione molto potente, perché placa i disagi, le chiusure mentali, i blocchi e i loro effetti dannosi. Attraverso la meditazione Kasina e attraverso i numi dei colori possiamo aprire le porte negli intimi spazi della psiche.

Benefici

La tecnica Kasina fa parte di quell’insieme di pratiche di meditazione attive, poiché mette in gioco e stimola le facoltà dell’immaginazione e visualizzazione, nonché alimenta la capacità di attenzione per il tramite della concentrazione su un oggetto specifico (candela e colore).
Praticandola con regolarità riusciamo ad avviare un processo di pacificazione e di riconciliazione col passato, con gli avi conosciuti o mai incontrati. la riappacificazione col passato ci conduce a un’intensa sensazione di felicità nel qui e ora, dovuta allo “svuotamento” di emozioni pesanti, quali rabbia, rancori, sensi di colpa.

La meditazione Kasina e la pratica (che si suddivide in tre fasi)  è spiegata in dettaglio nel libro “Mindfulness Immaginale” (Edizioni Mediterranee)

Mindfulness Immaginale

C’è speranza per le generazioni future solo se sapremo mettere in pratica la nostra aspirazione profonda a una cultura della pace e della nonviolenza. Se non sappiamo prendere misure pratiche che portino a un’etica globale di nonviolenza non avremo forza sufficiente a fronteggiare le difficoltà che incontreremo in questo nuovo secolo.
Possiamo riuscirci: la vera pace è possibile.

Ricorda: la pratica della pace inizia sempre in questo preciso momento, proprio qui.

*Thich Nhat Hanh

Un uomo perse il suo anello più prezioso; cercò ovunque per ritrovarlo, ma nonostante la sua fatica non ci riuscì. Si sedette su una pietra, disperato, cercando inutilmente di sopprimere la sua disperazione.
Come al solito il suo cane gli si avvicinò cercando le carezze del padrone.
Il vicino di casa lo salutò come ogni sera.
Gli amici gli fecero vedere i pesci che avevano pescato e gliene regalarono alcuni.
La moglie e i figli lo accolsero con affetto al suo arrivo a casa esattamente come accadeva sempre.
La giornata si concluse nella pace familiare. Purtroppo il tormento per la perdita dell’anello perseguitava ancora l’uomo, il quale però pensò: “Nessuno si è accorto che ho perso l’anello, tutti si sono comportati con me come sempre, perché proprio io devo comportarmi in modo diverso con me stesso?”.
Fu così che si addormentò sereno.