In questi tempi difficili spargiamo semi di Gentilezza

Il 13 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata della Gentilezza.

In tempi difficili come questi, dove emergono con più facilità sentimenti dannosi come rabbia e odio, celebrare una simile giornata ci dovrebbe far riflettere proprio sul potere della Gentilezza.

Nella pratica meditativa buddhista si parla di “Metta Bhavana”, a indicare la meditazione sulla gentilezza amorevole. Questa pratica è antichissima. Secondo le fonti Theravada venne diffusa e insegnata dal Buddha. Si tratta di una forma meditativa molto potente, riscoperta negli ultimi decenni anche grazie ai vari approcci di mindfulness, che attingono moltissimo alle forme meditative buddhiste.

Meditare sulla gentilezza amorevole significa coltivare i semi della compassione e dell’equanimità che sono già dentro in tutti noi, ma che rimangono nascosti per effetto di vari fattori, che sono sia soggettivi, sia sociali e culturali.

Praticare la meditazione sulla gentilezza amorevole significa coltivare il bene e l’amore per se stessi e per gli altri.

Una mente compassionevole è come un elisir: trasforma le situazioni negative in positive. Per questo non dovremmo circoscrivere le nostre manifestazioni di compassione alla nostra famiglia e ai nostri amici. Né tanto meno considerare la compassione una prerogativa esclusiva di monaci e preti, medici, infermieri e operatori sociali. Riguarda ogni parte della comunità umana.
Sua Santità il Dalai Lama

Coltivare ogni giorno la gentilezza non significa vivere in un mondo dorato e senza problemi, significa piuttosto agire per la creazione di una società migliore, in cui emozioni distruttive come rabbia e odio non hanno più potere.

Sembra che di questi tempi l’umanità non creda più al potere dell’amore, della compassione, della gentilezza. Ecco che la meditazione sulla gentilezza amorevole, se praticata regolarmente, ci aiuta a superare dicotomie, e quindi ci permette di vedere e di vivere secondo una prospettiva non-duale.

Perché la gentilezza è sinonimo di amore

La meditazione sulla gentilezza amorevole ci fa entrare in sintonia con l’amore dell’universo, con quella forza che ci circonda ma che non vediamo. Tanti non la percepiscono nemmeno, ecco perché vivono nella rabbia e nell’odio.

Chi inizia a praticare questa meditazione incomincia ad amare se stesso, con più profondità e sincerità, forse per la prima volta nella sua vita. Incomincerà ad amare intensamente i propri cari, poi le persone che ci sono più vicine, quelle che stimiamo, sino ad iniziare ad amare gli estranei e anche i nostri “presunti” nemici, chi “non ci piace” (e si andrà oltre al concetto di mi piace/non mi piace) .

La pratica

Per praticarla consigliamo di assumere una posizione assisa, tenendo la schiena eretta.

Si porta l’attenzione al respiro naturale per calmare i pensieri e per centrarsi.

Si coltiva la presenza mentale, senza coltivare alcun giudizio.

Il respiro diventa sempre più consapevole.

Si entra sempre più in connessione con se stessi, sentendo che la gentilezza amorevole sta emergendo.

Per rafforzare questo stato si pronunciano mentalmente o a voce queste parole;

Che io possa essere al sicuro.

Che io possa essere felice.

Che io possa stare bene nel corpo e nella mente.

Che io possa essere in pace.

Si possono ripetere per varie volte sino a quando sentiamo di amarci in profondità.

Se emergono emozioni forti, o pensieri, lasciate che accadano, e attraverso il respiro ritornate a essere presenti a voi stessi.

Seconda Fase

Ampliate il vostro sguardo e la vostra consapevolezza, portando l’attenzione alle persone care.

Pronunciate queste frasi mentalmente o a voce:

Possano i miei cari essere al sicuro.

Possano i miei cari essere felici.

Possano i miei cari stare bene nel corpo e nella mente.

Possano i miei cari essere in pace.

Terza Fase

Poi allargate il campo della gentilezza amorevole a quelle persone che stanno male, che stanno attraversando un periodo difficile. Se volete potete pronunciare i nomi della o delle persone:

Possano … essere al sicuro.

Possano … essere felici.

Possano ….. stare bene nel corpo e nella mente.

Possano …. essere in pace.

Quarta Fase

Ampliate ulteriormente la meditazione, includendo persone che conoscete poco o per nulla, pronunciando queste parole:

Che voi possiate essere al sicuro.

Che voi possiate essere felici.

Che voi possiate stare bene nel corpo e nella mente.

Che voi possiate essere in pace.

Quinta Fase

Adesso arriva la parte più complessa per molte persone, perché si includono nella pratica anche coloro verso i quali nutriamo emozioni difficili come astio, risentimento, collera.

Prima di inviare loro parole di gentilezza amorevole si ritorna a indirizzare a se stessi amore e compassione. Poi si percepisce la forza del perdono e di come i rapporti conflittuali facciano male a se stessi e agli altri. Entrate in connessione con l’amore dell’universo e pronunciate queste parole:

Che voi possiate essere al sicuro.

Che voi possiate essere felici.

Che voi possiate stare bene nel corpo e nella mente.

Che voi possiate essere in pace.

Sesta Fase

Infine, diffondente semi di gentilezza amorevole a ogni essere senziente, a ogni creatura.

Che tutti possano essere al sicuro.

Che tutti possano essere felici.

Che tutti possano stare bene nel corpo e nella mente.

Che tutti possano essere in pace.

Buona Giornata della Gentilezza e che ogni giorno sia il giorno giusto per diffondere gentilezza amorevole

Silvia e Alberto

Trasformarsi nel nostro vero sé

“Siamo prigionieri del nostro piccolo sé e ci preoccupiamo solo di creare ogni possibile comodità per quel piccolo sé, distruggendo nel contempo il nostro sé più grande.
Se vogliamo cambiare la situazione dobbiamo iniziare trasformandoci nel nostro vero sé. Per diventare il nostro vero sé siamo tenuti a essere la foresta, il fiume e la fascia di ozono.
Se ci immaginiamo come foresta, facciamo esperienza delle speranze e delle paure degli alberi.
Se non lo facciamo la foresta morirà e avremo perso ogni speranza di pace”.
 
*Thich Nhat Hanh
 

La mente è come un cristallo: la sua essenza fondamentale, la sua natura, è sempre pura, immacolata e immutabile. Ma, come il cristallo assume il colore della superficie su cui poggia, che sia rossa o verde, così la mente diventa tutto ciò a cui permettiamo di occuparla, che sia compassione, rabbia o desiderio.[…] se riusciamo a domare, trasformare e conquistare la nostra mente, trasformeremo le nostre percezioni e la nostra intera esperienza…

*Sogyal Rinpoche

La Mindfulness Immaginale, attraverso la pratica della contemplazione dello scheletro, ci ricorda l’importanza del lasciar scorrere, lasciar fluire ciò che viviamo, senza aggrapparci a nulla; essa fa nascere dentro di sé una grande forza, alla quale si può attingere nei momenti di difficoltà.
Questa stessa grande forza è inoltre di estremo aiuto per affrontare gli ostacoli che s’incontrano lungo il cammino. Con la consapevolezza che ciò che viviamo è fugace possiamo affrontare momenti di crisi sapendo che si tratta di istanti transitori.
Estratto dal libro “Mindfulness Immaginale” (Edizioni Mediterranee)

Presenza mentale e trasformazione

In quest’epoca così complessa e caotica percorriamo la via della presenza mentale.

Solo “addestrandoci” a essere Satipaṭṭhāna, presenti a noi stessi e al mondo, possiamo trasformare questa società allo sbando in una società fondata sull’equanimità, sulla consapevolezza e sulla gioia.

La pratica meditativa ci sostiene in questo cammino.

Come abbiamo scritto nel libro “Mindfulness Immaginale“:

La via della presenza mentale è il cuore della meditazione Theravada e conduce:
• al controllo della mente
• allo sviluppo delle latenti facoltà
• allo sviluppo di maggiore energia e di maggiore felicità.

Per approfondire: Mindfulness Immaginale” (Ed. Mediterranee)

mindfulness immaginale libro