Paul Avgerinos – Suoni visionari

Considerato uno dei più importanti guru della new age, il compositore di origini greco-italiane torna con un disco ispirato alla tradizione gnostica, sospeso fra elettronica e world music.

Le sue composizioni hanno il potere di spalancare passaggi, oltre ai quali si accede a realtà immaginarie o lontane dai frenetici ambienti urbani. Paul Avgerinos rientra a tutti gli effetti nel novero dei grandi della musica new age/ambient. Laureatosi nel 1980 presso il conservatorio di Peabody, ha fatto parte di prestigiose orchestre, tra cui la Hong Kong Philharmonic e ha collaborato con svariati artisti come Mikhail Baryshnikov, Charles Aznavour, Liza Minelli, Buddy Rich, Jewel e Richie Havens. È alla fine degli anni ’80 che il suo nome ha iniziato a circolare negli ambienti della musica … (Vangelis), realizzando Balacing Spheres, disco visionario già proiettato verso sonorità elettronico-sinfoniche oggi ampiamente diffuse. È però con l’album successivo, Maya, che s’impone a una vasta audience, grazie alle reminescenze sonore evocanti immagini dell’antico e misterioso popolo dell’America Centrale. Avgerinos, in qualità di compositore, trae ispirazione da storie epiche, miti arcaici e da mondi sommersi dagli strati del tempo. Con Muse of the Round Sky (1992), sorta di viaggio in musica che ripercorre l’Odissea omerica, le suggestioni elettroniche si inseriscono in un’architettura dove oud, sax e flauti intessono arabeschi etnici. Ispirato da grandi compositori classici, in primis Rachmoninov, Shostikovitch e Mozart, così come da artisti provenienti dall’ambito jazz (John McLaughlin, Chick Corea, McCoy Tyner), Avgerinos ha sviluppato un percorso in cui la musica non è solo arte, ma anche mezzo taumaturgico in grado di alleviare sofferenza e di proiettare l’Es “verso un paradisiaco mondo avvolto da pace”, come lui stesso ci ha raccontato. È stato durante il periodo adolescenziale che ha scoperto il potere curativo della musica.

Paul Avgerinos

“Verso i 14 anni – spiega – ho vissuto un periodo molto difficile causato dal divorzio dei miei genitori. È stato allora che mi sono reso conto di come sia possibile ritrovare serenità suonando ad occhi chiusi e di come l’intrecciarsi delle note possa confortare ed elevare lo spirito”.

Nelle sue composizioni ritroviamo riferimenti alla classica, echi provenienti dalle filosofie orientali e dal passato come nell’album Maya; ritmo e melodia; canti e parti strumentali. Sembra che lei voglia creare unità e un senso di pace attraverso i suoni. Sono esatte queste impressioni?

“Cerco di fare del mio meglio per incorporare un’amplia varietà di elementi, realizzando un sottile equilibrio fra sonorità acustiche e trame elettroniche e sviluppando un’interconnessione tra l’energia femminile e quella maschile, tra lo Yin e lo Yang . Ritengo sia importante recuperare un equilibrio olistico, inteso come l’ideale greco dell’armonia tra corpo, mente e spirito.”

Il suo ultimo lavoro s’intitola GNOSIS. Cosa l’ha spinta ad addentrarsi nella tradizione gnostica e nell’eredità lasciata dalle antiche società segrete greche?

“Avendo avuto una formazione legata alla religione cristiana, mi è nato il desiderio di conoscerne i fondamenti. Alle radici troviamo le scienze gnostiche, che nella loro essenza si avvicinano molto al Taoismo e al Buddismo. Approfondendo lo studio, si ritrova nelle principali scuole spirituali di pensiero l’importanza dell’unicità di ogni creatura.”

gnosis

In GNOSIS possiamo immergerci nei canti greci, ma anche nella musica indiana attraverso strumenti come la tabla e soprattutto il sarangi suonato da Rafiq Khan che crea atmosfere mistiche. Secondo lei, quali emozioni ha il potere di creare la musica indiana, per esempio i raga, rispetto ad altri generi?

“Le tradizioni musicali indiane sono ricche di saggezza e tra le più antiche al mondo. Danno origine a una profonda armonia interiore tramite suoni colmi di spiritualità.”

Nel suo ultimo album ha lavorato con grandi musicisti, come Kevin Braheny, Steve Gorn, Rohin Khemani, Steve Waite, Brahim Fribgane, Rafiq Khan, Antonios Paravalos e la vocalist Christine Yandell. Quale mood si è creato durante le registrazioni?

“È stato un onore lavorare con questi artisti così pieni di talento. In studio si è creata una bell’atmosfera di gioia e di creatività. Ognuno ha messo del suo e quando le singole parti iniziavano a divenire un unico insieme la sincronicità tra noi è stata molto forte. Inoltre, per me è stato entusiasmante quando un artista aggiungeva un elemento che non avevo pensato io stesso d’inserire.”

Nella nostra compilation allegata alla rivista abbiamo scelto l’ipnotica traccia strumentale “We Are One”. Ci sono particolari significati sottesi a questa composizione?   ”L’ultimo brano di Gnosis, “We are One”, indica l’aspetto più profondo delle scienze gnostiche espresso dal raggiungimento della beatitudine, della felicità e dal risveglio della pura consapevolezza.”

Quali progetti ha pianificato per i prossimi mesi?

“Per Round Sky Music, sto lavorando in collaborazione con Ananda Anugrah, allievo di Osho. a un disco incentrato sui ritmi della tabla e basato sul mantra Om. Ho in cantiere anche una serie di dvd in cui ci saranno immagini ipnotiche, ispirate allo stato di meditazione. Di recente, ho inoltre terminato di lavorare a un album interamente legato alle tradizioni dei nativi americani Cherokee.”

Silvia C. Turrin ©
(intervista del 2007)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...