Dal corpo fisico al corpo sottile

In una società così frenetica e complessa come quella occidentale, una persona abituata a seguire ritmi veloci e cadenzati può trovare problematico fermarsi, regalarsi un po’ di tempo per sé e intraprendere la pratica meditativa. Per superare taluni ostacoli corporei e mentali che intralciano il rilassamento e l’introspezione si può partire dagli asana, quindi si può incominciare ad avvicinarsi alla meditazione e alla scoperta dei corpi sottili lavorando sul corpo fisico. Molti maestri yoga illuminati, come B.K.S. Iyengar, suggeriscono di intraprendere il viaggio verso il proprio mondo interiore incominciando dagli yogasana. Un inizio che, oltre a essere vantaggioso in termini di salute, è la porta che apre a quella dimensione spirituale di cui ha tanto bisogno l’uomo contemporaneo, ancora troppo, troppo materialista (l’Ego è ancora molto potente in questa società!).

Praticare gli asana dello yoga significa innescare un mutamento profondo, non solo del corpo, ma anche della mente e della parte più profonda di sé.

Ecco che yoga e meditazione non sono affatto separati, ma anzi, uniti, in un’intelligenza cosmica. E come ha affermato ancora il maestro Iyengar “l’energia (prana) e la coscienza (citta) evolvono direttamente dall’intelligenza cosmica (mahat) […] Il prana costituisce il nostro mezzo di collegamento con quest’intelligenza infinita”.

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Così la pratica yogica ci insegna a respirare e a connetterci con una forza molto ampia, molto più grande di quanto noi possiamo immaginare. Così la meditazione ci connette all’anima universale solo se riusciamo a comprendere la nostra anima. Attraverso la meditazione iniziamo a esplorare il nostro mondo interiore, anche quelle parti che non ci piacciono, anche quei lati oscuri che neghiamo, ma che rappresentano i nostri “alleati nascosti” per evolverci davvero.

Così partendo dal lavoro sul corpo fisico, poi sui prana, si giunge alla scoperta del nostro mondo interiore, quella dimensione invisibile imperitura, quel sé eterno che non ha nulla in comune con quell’io, con quella coscienza egoica sempre “invischiata nei tumulti del mondo e nei desideri”.

Silvia e Alberto

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