LARISA STOW & SHAKTI TRIBE

Namaste. È iniziata con questo saluto indiano l’intervista alla songwriter Larisa Stow. Un saluto comune alle genti che popolano quell’immenso subcontinente liberato dal giogo del colonialismo con la forza dell’ahimsa, la non-violenza. Un saluto che però va ben oltre i confini dell’India e che accomuna milioni e milioni di persone sparse nei quattro angoli del globo semplicemente per il legame che sentono verso quella vasta terra. Ed è proprio questo il caso di Larisa, vocalist nata e cresciuta negli States da genitori americanissimi, ma con l’anima totalmente avvinghiata alla profonda essenza spirituale indiana, come dimostra il suo percorso artistico-esistenziale. La musica e i testi da lei firmati diffondono note di pace, quella pace tanto invocata da Gandhi, il mahatma, di cui lei stessa segue gli insegnamenti. L’album Reaching In, da cui abbiamo tratto il nostro sampler, è un sincero inno alla pace, invocata attraverso mantra dedicati a Ganesh (dio della sapienza e della prosperità, dalla testa di elefante, figlio di Shiva e Parvati) e a Krishna (eroe divino e figura centrale del poema epico Mahabharata), cantata attingendo a Sutra del Corano e a preghiere tratte dai Veda, le antiche scritture induiste. Una scelta, quella di unire musica e spiritualità, dettata dai tragici avvenimenti che hanno ferito il mondo, da Oriente a Occidente, nell’ultimo decennio. “Dopo l’11 settembre e la scia di sangue generata dalla successive guerre mi hanno spinta ad avvicinarmi sempre più ai mantra e alle preghiere inneggianti la pace attinte dalle varie religioni. Desideravo ardentemente sentire una mia armonia interiore sempre più profonda, come per riempire il vuoto lasciato dalla totale assenza di pace esterna a me. Thomas Ashley-Farrand, autore di “Healing Mantras,” è diventato il mio mentore e tramite la sua guida ho iniziato a cantare questi mantra e le preghiere di pace con il mio produttore e amico Rick Hahn”.

Larisa Stow

La scelta di cantare i mantra in Sanscrito rafforza il loro potere spirituale….

“Assolutamente sì. Il Sanscrito è una lingua che diffonde forti vibrazioni. Quando cantiamo i mantra attiviamo specifiche energie in grado di trasformare, curare e nutrire il nostro karma”.

Nei testi che ha scelto e che lei stessa scrive ritroviamo sempre riferimenti alla pace gandhiana. Un ideale che appare sempre più un’utopia considerate le continue guerre portate avanti da chi ci governa…

“Dobbiamo ancora crescere come genere umano… Gandhi è stato un essere illuminato, un visionario. Credo nella divina intelligenza e nell’amore di Dio, e benché non abbiamo ancora imparato che facendo del male a un nostro simile, facciano del male anche a noi stessi, sono comunque convinta che ci sarà un risveglio delle coscienze a livello planetario e finalmente capiremo quanto siamo interconnessi l’uno all’altro. Probabilmente non assisteremo a questa rinascita, ma sono convinta che accadrà. I semi li hanno ormai gettati personaggi come Gandhi, il Dalai Lama e naturalmente Cristo e Buddha. Chiunque agisce con amore e lavora per la pace continua a spargere questi semi. È inevitabile che questi semi un giorno fioriscano”.

Reaching In

La sua musica ma anche il suo stile di vita sono strettamente connessi all’essenza spirituale orientale. Quando si è resa conto di essere profondamente legata all’India?

“In un certo senso, devo ringraziare mio padre. Lui dirigeva l’Oregon Legislature Informational Systems and associated ed era sempre in contatto con svariati intellettuali. Ricordo che una sera condusse me e mia madre a casa di uno dei suoi soci, Joel Schotz. Proprio in quell’occasione Joel ha mostrato le diapositive dei suoi viaggi in India. Anche se all’epoca ero molto piccola, ho avvertito come un forte magnetismo verso quella terra. Mi sentivo trasportata in un regno mistico a me familiare. Era come se avessi percepito vaghi ricordi di una vita passata. Musicalmente, sono stata poi sempre circondata dai sacri suoni dell’India sempre grazie a mio padre. Gli piaceva ascoltare il virtuoso di sitar, Ravi Shankar, e lui stesso ha cercato di imparare a suonare questo difficile strumento. Quei suoni erano come carezze per la mia anima e la sensazione era sempre la stessa: ogni volta che li ascoltavo era come se tornassi in un luogo familiare, in un luogo di pace”.

Lei pratica e insegna anche yoga…

“Sì, insegno una forma di yoga che io stessa ho sviluppato, chiamata Prema Shakti Yoga basata sul risveglio della Kundalini e sull’uso dei mantra, sui quali ho lavorato per anni, ispirata e trasportata dall’energia che queste potenti parole generano. Sono pratiche che coinvolgono ogni livello, mente corpo e spirito. Prima di dormire, canto il mio mantra 108 volte e lo pronuncio spesso anche durante il giorno”.

Anche il nome del gruppo che l’accompagna, Shakti Tribe, è ispirato alla filosofia e alla spiritualità indù…

“Dopo aver praticato yoga per anni, ho iniziato a sentire la bellezza dell’energia muoversi attraverso il mio sistema nervoso come fosse elettricità. Ogni volta che la percepisco, mi rendo conto della totalità del creato e mi sento parte del Tutto. I miei amici musicisti ed io abbiamo iniziato a chiamare queste onde di energia Shakti. È un termine che è comunemente usato nello yoga per rappresentare l’energia femminile che anima la vita stessa. Amiamo anche la parola tribù, perché connessa alla sacra interdipendenza dell’umanità. Vediamo il mondo come la nostra tribù. Da qui la scelta del nome della band. La missione di Shakti Tribe è condividere questa consapevolezza e le energie terapeutiche con il resto del pianeta”.

Avete anche creato la Shakti Tribe Foundation. Cosa si prefigge e quali progetti state portando avanti?

“La fondazione è stata create per diffondere ciò in cui crediamo e per portare musica in quei luoghi spesso dimenticati dalla società, come le prigioni, gli istituti psichiatrici, orfanotrofi. L’intento è quello di colorare questi spazi spesso grigi attraverso la partecipazione comunitaria ai nostri concerti. Poi si sa, la musica è terapeutica e trasmette gioia. I soldi che poi raccogliamo durante I nostril concerti, li investiamo per l’acquisto di abiti e giocattoli da donare ad alcuni orfanotrofi in Thailandia e a Bali. Questi viaggi li compio insieme a mio marito e questa condivisione ci unisce ancora di più. Penso sia importante per un artista poter utilizzare la musica anche come strumento a fini sociali”.

Silvia C. Turrin©
Intervista del 2008

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