Quando la fuga non è una buona soluzione…

Negli ultimi tempi ci sono tante persone che si lamentano di questo e quest’altro. Vorrebbero mollare tutto se solo potessero. Questo mi fa riflettere e mi riporta a una mia esperienza personale di parecchi anni fa.

Circa un decennio or sono, decisi di vivere un ritiro di meditazione in un centro buddhista. Era la mia prima esperienza di questo tipo vissuta in totale autonomia, in totale “solitudine”, senza avere alcun tipo di conoscenza o contatto in loco.

Ero entusiasta della scelta. Poi, arrivata presso il monastero ho sbrigato le varie pratiche, e ho visto la stanza in cui avrei alloggiato. Lo spazio era minimale, il letto pareva una branda da monaca di clausura e i bagni erano in comune con le altre ragazze/donne. Trattandosi della mia prima esperienza di questo tipo, dopo una quindicina di minuti volevo fuggire… volevo tornare a casa.

Non mi piaceva la stanza, non mi piaceva il letto e non ero pronta a condividere il bagno con sconosciute.

La fuga, dopo che erano emersi pensieri disturbanti dettati da una serie di “lamentele interiori”, mi pareva l’unica possibile soluzione. Sarebbe stato molto facile, prendere il mio zaino e andarmene.

fuga

Poi, a un certo punto, mi sono fermata e ho respirato profondamente. Mi sono guardata intorno e mi sono seduta su quel letto per me troppo minimale e scarno.

In quei momenti sentivo che quel luogo privo di orpelli, essenziale, composto da ciò che serviva per dormire e scribacchiare (c’era anche uno scrittoio) era quello di cui avevo davvero bisogno.

Le mie lamentele mentali e quella fuga che mi stavo accingendo a compiere non erano altro che intrise delle mie paure, delle mie abitudini nocive, dei miei pensieri imbevuti di norme e convinzioni assimilate in una società fondamentalmente materialista.

In quella stanza umile, semplice, ma confortevole stava emergendo qualcosa di diverso che non era la mia mente razionale, ma la mia mente consapevole in quel momento presente.

Quell’istinto di fuga, stavo capendo in questa sorta di meditazione indotta dall’ambiente, nascondeva in realtà i miei limiti, nascondeva ciò che stava ostacolando la mia evoluzione come essere senziente.

Allora capii che la fuga non era la soluzione. Quegli stessi limiti e ostacoli si sarebbero ripresentati in un altro momento, in una circostanza differente. Fuggire dalle proprie paure, fuggire dai problemi non è mai una soluzione.

Naturalmente rimasi e vissi un ritiro di meditazione molto profondo, che mi permise di conoscere i miei aspetti più luminosi e quelli più ombrosi.

Quella piccola stanza divenne un rifugio dove esplorare il mio mondo interiore rimanendo connessa con l’esterno. Interagire con gli altri meditanti mi permise di sentirmi davvero parte di una comunità, di un sangha. Meditare col Maestro nella grande sala mi permise di apprendere, e di iniziare un cammino meditativo e un cammino esplorativo del sé. All’esterno delle mura del monastero c’era una grande pace.

Se fossi fuggita come sentivo all’inizio del ritiro avrei perso parecchie emozioni, parecchi insegnamenti e avrei perso una straordinaria occasione per conoscermi in un ambiente in stretta connessione con altri apprendisti meditanti.

Quindi la fuga come soluzione spesso non è una buona scelta… bisogna affrontare certe situazioni e capire il motivo reale delle nostre lamentele…

Silvia C. Turrin

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