Giudicare, un modo per sprecare le proprie energie

Mi è capitato di recente di ascoltare un dialogo in cui una persona assente veniva giudicata per le proprie scelte di vita e per il modo in cui si comporta con gli altri.

In un primo momento, pur rimanendo in silenzio, ho condiviso i pensieri e le opinioni di coloro che stavano parlando di questa persona non presente al dibattito. Alcune sue scelte appaiono in effetti opinabili, discutibili, anche contraddittorie rispetto ai valori che lei stessa propugna e divulga.

In tutto questo, però, sentivo che c’era qualcosa di sbagliato.

In primis, parlare alle spalle di chi non c’è non è un segno di saggezza. Tutte le grandi religioni danno importanza alla “moralità”, un vasto campo etico dove si inserisce anche la regola, convenzionale, certo, di esprimere parole giuste, non offensive, né maldicenti.

Da una prospettiva buddhista, la retta parola è fondamentale, non a caso la troviamo nelle “categorie dell’Ottuplice sentiero”: il Buddha ha consegnato ai suoi discepoli l’importante principio della retta parola, che comporta l’attenzione nello scegliere i proprio dialoghi, le proprie espressioni verbali, i propri commenti, evitando non solo menzogne, termini ostili e offensivi, ma anche inutili pettegolezzi.

Anche giudicare qualcuno, criticandolo, rientra nella categoria dei pettegolezzi inutili. È per questo che mi sono allontanata dal gruppo senza fare commenti di alcun tipo. Mi sono distaccata, semplicemente, lasciando andare le loro parole, i loro commenti diretti a una persona assente.

La psiche, l’identità, il carattere variano da individuo a individuo. Siamo miliardi sulla Terra ed è umanamente impossibile condividere le opinioni e le scelte altrui.

Tralasciando le questioni politiche e sociali, verso le quali è doveroso sviluppare uno spirito critico, purché costruttivo*, giudicare le scelte personali di un conoscente, di un parente, di un vicino, ecc. non porta assolutamente a niente, tranne che a una perdita di tempo (e sappiamo che il tempo è prezioso) e a una privazione di energia.

Come insegnano le grandi tradizioni sapienziali sia occidentali, sia orientali, è meglio utilizzare le proprie risorse e capacità a fin di bene, in modo propositivo, che sprecarle in inutili pettegolezzi e nel giudicare le opinioni e le scelte altrui.

È ancora attualissima questa massima di Gesù che ci ha riportato Luca nel suo Vangelo:

Perché guardi

 la pagliuzza

 che è nell’occhio

 del tuo fratello

 e non ti accorgi

 della trave che è

 nel tuo occhio?”

Anche le filosofie orientali ci insegnano che per migliorare il mondo in cui viviamo dobbiamo prima iniziare da noi, migliorandoci sul piano individuale.

Se continuiamo a proiettare le nostre energie verso gli altri in modo giudicante e dannoso non riusciremo mai a guardare davvero dentro ai nostri cuori, non riusciremo mai a conoscere chi siamo davvero, non riusciremo mai a evolvere come esseri, anche spirituali…

Silvia C. Turrin

*(criticare e basta non porta a nulla, è necessario trovare anche un’alternativa, una soluzione diversa, trovare una proposta più giusta, equa)

non giudicare

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