Meditare con una App?

Qualche settimana fa, mentre ero in una sala d’attesa con tante persone attorno e vicino a me, ho iniziato a sfogliare una rivista. Man mano che leggevo le pagine, mi sono imbattuta in un’informazione che mi ha sorpresa molto. L’articolo suggeriva ai lettori la possibilità di scaricare sul proprio smartphone delle applicazioni per la pratica della meditazione.

In base alla preparazione che ho ricevuto, questo suggerimento – devo dire – mi ha un tantino creato dubbi.

In effetti, la maggior parte delle persone attorno avevano in mano lo smartphone, pochissime un libro o una rivista. Mi sono chiesta come, in quel momento, stavano utilizzando quella nuova tecnologia. Qualcuno di loro aveva già scaricato una App per conoscere e apprendere la meditazione?

Non stavo giudicando e non giudico le scelte altrui. Parlo semplicemente del mio e del nostro percorso legato all’apprendimento della meditazione.

Il mio primo vero contatto con la pratica meditativa è avvenuto frequentando un gruppo yoga. Con loro ho scoperto le energie del corpo sottile e il ruolo centrale che svolgono in noi i centri energetici. Ho scoperto la potente forza del respiro, che, se incanalato con le giuste pratiche, può davvero aiutarci a vivere meglio, e ad affrontare emozioni e pensieri disturbanti.

Del mio percorso, per così dire, iniziatico, incentrato sulla meditazione ne parlo in un libro di prossima pubblicazione, scritto a quattro mani con una persona speciale. Vi aggiornerò in merito all’uscita.

Ciò che vorrei qui sottolineare è come, talvolta, venga snaturata la pratica della meditazione (e dello Yoga). In alcuni casi viene trasformata in un “prodotto” commerciabile, vendibile alle persone paragonate a “consumatori”.

La meditazione, soprattutto in Occidente (per fortuna in Asia troviamo ancora tantissimi centri che hanno mantenuto integri i loro insegnamenti e le pratiche!), sembra essere diventata talmente di moda e “cool” che ormai è oggetto di speculazioni varie.

I miei Maestri mi hanno trasmesso tante nozioni importanti, tra cui:

si apprende la meditazione solo se trasmessa da un’insegnante e solo se regolarmente praticata”.

Possiamo utilizzare tutte le App più tecnologiche, possiamo leggere tutti gli ebook più recenti, possiamo acquistare lo zafu più “alla moda”, ma se non abbiamo appreso da un vero maestro gli elementi base della meditazione non riusciremo a praticarla veramente nel suo senso più alto e nobile.

Ho imparato che meditare non significa solo rimanere immobile nella posizione del loto, o semiloto, o a gambe incrociate per almeno 20 minuti, ascoltando il proprio respiro e lasciando fluire liberi i pensieri. Oltre alle varie tecniche di meditazione che ho acquisito ho imparato che meditare significa anche vivere nel momento presente, significa percepire il proprio livello di attenzione e di consapevolezza, significa andare oltre le proprie emozioni non identificandosi con esse. E altro ancora…

Le App certamente possono avvicinare alcune persone alla pratica meditativa, ma non possono certamente sostituire un maestro nell’orientare una persona verso la conoscenza di saperi millenari, che affondano in una filosofia giunta dall’Oriente.

Noi, pur vivendo, praticando e insegnando in una società occidentale, continuiamo a essere rispettosi verso i guru e verso chi ci ha tramandato di generazione in generazione le tecniche meditative.

Quando ero in India mi bastava un po’ di spazio verde nella natura per mettermi a meditare. Non avevo bisogno né di cellulari, né di App, né di un cuscino da meditazione.

Capisco che alcune persone, per determinati disagi fisici abbiano bisogno di uno zafu o di un appoggio. Meditando, però, i confini del corpo pian piano si annullano e le percezioni fisiche è come se venissero inglobate in uno spazio molto più ampio di noi. È quel momento – la cui durata temporale è indeterminata – che unisce il microcosmo e il macrocosmo.

E questa unione non potrà mai essere spiegata con una App…

OM Shanti

Silvia C. Turrin

Meditazione secondo i Maestri

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