Mindfulness o non Mindfulness…

Se incontri il Buddha per strada uccidilo”.

Premettendo che la parola “uccidere” non rientra né nel nostro linguaggio, né nella nostra visione di vita, abbiamo voluto iniziare questo Post inserendo questa citazione famosa (che è anche il titolo di un noto libro firmato da Sheldon B. Kopp e pubblicato da Astrolabio Ubaldini) per utilizzarla come spunto per ciò che ci accingiamo a scrivere.

Questa frase famosa è stata interpretata e può essere interpretata in vari modi. La lettura rimane soggettiva.

Generalmente, “Se incontri il Buddha per la strada uccidilo” significa andare oltre al maestro, al guru, alla persona verso cui nutriamo stima, ammirazione, alla quale ci siamo rivolti o per imparare o per scoprire qualcosa di noi stessi.

Tutti noi, certamente, abbiamo bisogno di una guida, di qualcuno che ci insegni qualcosa di importante per la nostra esistenza, per il nostro cammino evolutivo, ma questo qualcuno non lo dobbiamo trasformare in una divinità, in un essere superiore senza il quale non possiamo crescere!

Come ha sottolineato il compianto Raimon Panikkar: […] “il Buddha, pur essendo salvatore, può diventare un ostacolo per la nostra personale realizzazione”.

Partendo quindi dal presupposto che sia necessario andare oltre al maestro, senza nutrire attaccamento e dipendenza, va sottolineato – parlando di Mindfulness – che anche lo stesso concetto di Mindfulness debba essere relativizzato.

Cosa vogliamo dire con ciò?

Vogliamo dire che ormai il termine Mindfulness è inflazionato, abusato, talvolta distorto e reso mera merce da vendere al mercato occidentale!

Possiamo perciò sviluppare l’idea che:

Mindfulness può dire tutto e allo stesso tempo può non significare nulla!

Proprio di questo argomento Selene Calloni Williams e la sottoscritta ne abbiamo parlato nel libro intitolato “Mindfulness Immaginale”.

Il titolo è una sintesi più utile a livello editoriale-concettuale che sul piano pratico.

Molto più centrato è il sottotitolo, ovvero “Pratiche di meditazione e visione immaginale”, poiché è proprio di questo che parliamo, di meditazione secondo l’approccio immaginale (approccio che è una naturale evoluzione della psicologia archetipica sviluppata da James Hillman), e che è l’impronta della Nonterapia ideata dalla stessa Selene Calloni Williams.

Scriviamo nel nostro libro:

[…] Il termine Mindfulness può racchiudere tanti significati e tante tecniche, come può comunicare solo una gran confusione. Sul piano pratico-concettuale si può dire che la Mindfulness è la meditazione applicata alle neuroscienze e alla psicologia, con l’intento di sanare stati psicofisici – quali ansia, angoscia, tristezza – particolarmente dilaganti nella società contemporanea. […]

Cosa differenzia la Mindfulness ad approccio Immaginale rispetto alla Mindfulness intesa quale pratica diffusa in ambito clinico occidentale?

Sempre nel nostro libro scriviamo:

[…]è opportuno sottolineare come la Mindfulness Immaginale si ispiri alla tradizione buddhista e, in particolare, abbia radici ancorate nella dottrina Theravāda. […]

Una differenza (ce ne sono altre!) tra la Mindfulness ad approccio Immaginale e la Mindfulness intesa quale pratica diffusa in ambito clinico occidentale è che la prima non elude, o meglio, non sminuisce o cancella le proprie radici filosofiche orientali, anzi, le rispetta a tal punto da mantenere vivo il legame con quelle stesse radici attraverso le pratiche meditative, attraverso l’approccio di base e attraverso i viaggi in Sri Lanka che Selene Calloni Williams organizza ogni anno.

Sempre dal nostro libro:

[…]La Mindfulness Immaginale è vicina all’insegnamento originario del Canone Pali. Rispetto alla Mindfulness che viene dagli Stati uniti, costituisce un passo ulteriore di avvicinamento della meditazione alla psicologia e alla psicoterapia, perché contribuisce a porre chiarezza tra terapia desacralizzata e rituale sacro, tra intervento anestetico ed esperienza estetica, tra bisogno di controllo, gestione, potere e capacità di darsi nell’esperienza del sacro.

Ecco che con questo libro, abbiamo voluto sottolineare certe tematiche, pratiche e dimensioni un po’ troppo ghettizzate da modelli occidentali eccessivamente autoreferenziali, quando invece proprio tali modelli devono moltissimo alle millenarie tradizioni che l’Asia ha donato al mondo…

Buona pratica e Buona lettura!

Silvia Cinzia Turrin


Mindfulness Immaginale

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