Il potere del Silenzio

Nel corso del nostro recente Seminario di Mindfulness Immaginale in Liguria, a due passi dalle Cinque Terre, tra i partecipanti è emersa  la necessità – durante le varie pratiche – di restare in silenzio per un tempo prolungato, raggiungendo circa 50 minuti di meditazione consapevole, in ascolto profondo del proprio respiro.

I meditanti avevano già seguito altri nostri incontri e il Seminario qui ricordato si inserisce in un Per-Corso che termina tra poche settimane; sono quindi persone che hanno acquisito pienamente le basi della mindfulness, tanto da riuscire a rimanere immobili nella postura dell’asana samadhi per molto tempo, nutrendo la presenza mentale.

Il “bisogno” di rimanere in silenzio più a lungo è stato dettato da una forma di compensazione, ovvero i rumori cui molti sono sottoposti quasi quotidianamente hanno rappresentato l’input che ha portato alcune persone ad avvicinarsi alla mindfulness immaginale per ritrovare il proprio Sé, anche per il tramite del Silenzio.

Ovviamente, non potevamo essere immersi in un silenzio totale, anche perché il silenzio così come noi lo concepiamo non esiste (come ben dimostrato da Cage): in sottofondo, anche in luoghi desertici, si odono sempre suoni, echi lontani, vibrazioni sonore.

Anche noi, durante la pratica meditativa in riva al mare sentivamo il fragore delle onde e le carezze del vento, eppure tanti di noi si sentivano in un ambiente “silenzioso”.

Siamo così bombardati da rumori e da un forte inquinamento acustico che basta rimanere immersi nella natura per stare meglio, per avvertire immediatamente benefici.

Ecco che abbiamo suggerito al Gruppo alcuni consigli per accogliere e nutrire il Silenzio.

Tra questi consigli ne segnaliamo due anche in questo spazio web:

  • Per almeno mezz’ora, ogni giorno, spegnete tutto ciò che vi porta distrazione (telefono, computer, ecc.) e rimanete concentrati semplicemente sul momento presente, sulle vostre sensazioni/emozioni, sui vostri pensieri
  • Quando vi trovate al mare, in montagna, vicino a un fiume… rimanete in ascolto dei suoni della natura e cercate di distinguerli l’uno dall’altro (lo sciabordio delle onde del mare, il cinguettio degli uccellini…)

Questi sono solo due esempi di ciò che è possibile “nutrire” restando in Silenzio, o meglio, restando in ascolto del momento presente.

Buona Pratica!

Silvia e AL

 

 

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Mindfulness Immaginale ed ecologia profonda

“In una visione immaginale, ecologia profonda significa
poter vedere la natura con gli occhi della natura
e non con quelli
della mente”.
*Selene Calloni Williams – (citazione estratta dal libro “Mindfulness Immaginale, Ed. Mediterranee, 2016)



Mai come in questo periodo storico sorge l’urgenza di osservare il nostro pianeta coi suoi stessi occhi… e chi conosce e chi pratica la Mindfulness Immaginale sa parlare anche a
Madre Terra…

Equanimità

Uno dei preziosi requisiti e al contempo ottenimenti della pratica meditativa è l’equanimità.
Un bravo maestro non dà giudizi; non dice “questo è buono, questo no; questo è bravo, questo no”.

Se lo fa, dovrebbe compiere un passo indietro e riprendere con molta umiltà gli insegnamenti dei saggi.

Trasformare emozioni nocive in emozioni sane

Molte tradizioni affermano che la pace interiore la si può ritrovare solo se si comprende la mente e se riusciamo a “controllare”, ad allontanare e a sciogliere emozioni e pensieri disturbanti. Questi fattori che creano perturbazioni nella nostra mente, e non solo, sono spesso legati a stati quali, ansia, depressione, senso di colpa, vergogna, dolore, rabbia, gelosia e invidia. Per Windy Dryden si tratta di emozioni “letali”, poiché sul piano psico-fisico possono produrre effetti nocivi, destabilizzando un vero equilibrio interiore. Di queste emozioni “letali” Dryden ne parla nel libro Trasforma otto Emozioni Letali in Emozioni Sane (Edizioni Il Punto d’Incontro).

Un testo frutto della sua lunga esperienza come psicoterapeuta cognitivo comportamentale, attivo in Inghilterra anche nel campo del counselling sin dal 1975. Professore di psicoterapia presso Goldsmiths (Università di Londra), Windy Dryden ha spiegato in modo dettagliato nel volume qui segnalato come cambiare le nostre rigide abitudine quotidiane – responsabili delle nostre ansie, dolori, gelosie, ecc. – in comportamenti più flessibili capaci di modificare e sfruttare in una chiave positiva proprio le emozioni “letali”. Nelle pagine emerge quanto i nostri problemi emozionali derivino da idee che in realtà sono irrazionali, e viene sottolineata altresì l’importanza nel rafforzare la fiducia verso idee più razionali, che conducono a una riduzione di pensieri e stati d’animo nocivi. Quello che suggerisce l’Autore è trasmutare il negativo in opportunità, in stimoli positivi che ci aiutano ad affrontare gli ostacoli senza intaccare il nostro equilibrio psico-fisico.

Anche le filosofie orientali, in particolare il buddhismo, affermano che i nostri nemici sono i nostri più grandi alleati, poiché ci aiutano a sviluppare quelle qualità che ricerchiamo nella pratica della meditazione o della preghiera. Secondo la scuola Theravada, i disturbi ci permettono non solo di comprendere che siamo ingabbiati nell’io, ma anche di scoprire i nostri attaccamenti. Se ci rendiamo conto del nostro sé-centrismo e se conosciamo i nostri attaccamenti – che sono la fonte della nostra infelicità – riusciremo a sviluppare una maggiore gioia generata da un risveglio della mente.

Transform

Windy Dryden nel suo libro Trasforma otto Emozioni Letali in Emozioni Sane ha sapientemente inserito queste parole del grande sassofonista jazz statunitense Cannonball Adderly, che introducono la splendida song dal titolo “Mercy ,Mercy, Mercy”. Parole che qui riportiamo con grande entusiasmo, poiché racchiudono l’essenza Theravada da una prospettiva occidentale… in altri termini, l’inconscio collettivo ha portato a compiere simili riflessioni a Oriente così come a Occidente, conducendoci lungo strade diverse che, talvolta, raggiungono la stessa meta.

 

Vedi, non sempre siamo preparati alle avversità,

quando si presentano, talvolta veniamo colti alla sprovvista,

non sappiamo bene come affrontarle quando ce le troviamo davanti,

a volte davvero non sappiamo… cosa fare quando ci sommergono.

Ma ho un consiglio per tutti noi.

Me l’ha dato il mio pianista, Joe Zawinul,

che ha scritto questa musica,

e sembra proprio quello che dovresti dire quando hai

questo genere di problemi.

Si chiama: Mercy, Mercy, Mercy….