2015 auguri ispirati ai canti vedici…

kirtanPer un 2015 di Consapevolezza e di Luce interiore

condividiamo uno dei nostri Kirtan preferiti  

Govinda Hare Gopala Hare

cantato dalla brava

Jaya Lakshmi

Annunci

Jaya Lakshmi

JayaLakshmiLa musica indiana ha il potere di diffondere suoni trascendentali, in particolare quella propriamente collegata ai canti vedici e tramandata da maestro a discepolo nel corso dei secoli. È una musica basata sui Raga, ovvero quell’antico sistema di note cadenzate, sviluppate secondo precisi dettami, che esprimono la mutevole e diversificata natura dell’uomo e del cosmo. Altrettanto importante nella musica non solo indiana, ma più in generale nel panorama sonoro orientale, è il Kirtan, pratica spirituale strettamente legata al Mantra Yoga, in cui è centrale la ripetizione di parole e suoni sacri. Lungo il percorso di conoscenza interiore e di realizzazione del Sé, il Kirtan è uno dei metodi che portano al risveglio di Bhakti, l’amore trascendentale. A questa antica pratica si ispira la vocalist statunitense Jaya Lakshmi, i cui dischi inneggiano all’antico misticismo dei canti Vedici. Dopo essersi laureata in Antropologia all’Università del New Hampshire e aver composto canzoni ispirate ai verdeggianti spazi naturali dell’Oregon, si è avvicinata alla spiritualità che avvolge l’India, terra caleidoscopio di fedi, paesaggi, usanze. È stato l’incontro con il guru spirituale Sri Govinda Maharaj a permetterle di entrare in contatto con una realtà differente rispetto a quella in cui è cresciuta.

Ha appreso gli insegnamenti di Srī Caitanya e ha studiato il sanscrito, oltre che la letteratura Vedica. Il suo nome, Lakshmi, attribuitole dallo stesso Sri Govinda Maharaj, si riferisce a una delle divinità legate al Dharma, incarna la bellezza, la generosità e la sensualità. Aspetti, questi, che si ritrovano nella musica realizzata da questa interprete divenuta portavoce della cultura indiana. Dopo aver formato i Lost at Last – gruppo col quale ha dato vita a composizioni intimiste e spirituali – Jaya Lakshmi, nel 2003, ha realizzato il suo primo album solista, Ocean of Mercy, prodotto dalla Sequoia Records. Un lavoro intenso, che mette in luce le sue doti vocali e compositive, confermate più volte anche con prestigiose collaborazioni (ricordiamo quella con uno dei padri della new age, William Ackerman, col quale ha firmato Hearing Voices).

La voglia di sperimentare nuovi percorsi musicali le ha permesso di creare dischi in cui i canti vedici e strumenti indiani si amalgamano ai ritmi di altre culture, come quella andaluso-gitana. Jewel of Hari (2004) è un mosaico sonoro, composto da echi orientaleggianti e momenti di profondo intimismo meditativo.

cover_jewel_hari

L’ultimo album, Sublime − prodotto da Steve Gordon (noto anche per i progetti Buddha-Lounge e Sacred Earth Drums) − prosegue nella direzione intrapresa coi precedenti lavori. Si sente il lirismo della tradizione sonora induista e la forte impronta mistica generata dalla ripetizione di mantra. Accompagnata da musicisti di alto spessore, quali Deva Priyo (sarod), Manose (bansuri) e Daniel Paul (tabla), Jaya Lakshmi tributa omaggio ad alcune divinità importanti nel pantheon induista, come Brahma, simbolo della creazione (con “Brahma Shanti”) e Shiva, figura che incarna colui che distrugge per ricreare e trasformare la realtà (con “Shiva Shankar”). Altre tracce ipnotiche sono “Ohe! Vaisnava Thakura” (inclusa nella nostra compilation) e “Om Gurave”, perfette per entrare in una dimensione contemplativa, lontana dalle inutili corse al materialismo; una dimensione dove ritrovare quella pace interiore da sprigionare poi verso un mondo che, mai come adesso, anela e ha bisogno di armonia.

Silvia C. Turrin
Articolo del 2008

Mantra

Il suono – inteso in ogni sua espressione – è uno degli elementi più potenti che spingono sia all’annullamento delle dicotomie (maschile/femminile; spirituale/materiale), sia alla creazione di un equilibrio olistico. In particolare, le vibrazioni sonore dei mantra sono vettori di energie positive, benefiche sul piano fisico, energetico e psicologico.
I mantra discendono dalle culture orientali e sono costituiti dall’unione di sillabe sacre che hanno il potere di risvegliare la coscienza interiore. Sono formule, parole o semplici suoni dotati di una particolare forza in grado di influenzare positivamente sia chi li ascolta, sia chi li invoca.
La parola mantra è formata dalla radice mana che in sanscrito vuol dire “pensare”, mentre il suffisso tra deriva da traya, che significa “proteggere”. I mantra sono forze vibratorie che liberano la mente dai condizionamenti, la calmano e la proteggono. Come afferma Richard Waterstone, autore di documentari e conoscitore della cultura orientale: «Il suono ha un posto fondamentale nel pensiero hindu; alcuni studiosi credono che abbia preceduto la creazione dell’universo e che le sue vibrazioni leghino gli atomi del mondo». In alcune zone dell’Asia si possono osservare addirittura sui muri e anche sulle rocce lungo sentieri impervi scritte che altro non sono che mantra, come il noto “Om mani padme hum”, il mantra più importante del buddhismo.

om_mani_padme_hum_mantra

Om mani padme hum” significa “Il gioiello del loto si trova all’interno”. In esso si ritrova la saggezza essenziale della dottrina Buddista ed esprime la ricchezza interiore di ogni individuo. Il gioiello è nascosto nel cuore, simbolizzato dal fiore di loto, immagine della purezza. Questo mantra ha il potere di purificare la coscienza, eliminando sensi di colpa e condizionamenti.

OM è la combinazione di tre suoni: A-U-M (in sanscrito si pronunciano OM). È il più potente di tutti i mantra, poiché rappresenta lo stato della consapevolezza universale, l’origine del Tutto. Ogni sua sillaba ha un preciso significato corrispondente ai tre stati sensoriali di un individuo. “A” esprime la creazione (simbolizza la divinità indù Brahma) ed è legata allo stato di risveglio; “U” indica la preservazione (simbolizza Vishnu), la continuazione ed è connessa allo stato di sogno; “M” designa la raggiunta completezza e trascendenza (simbolizza Shiva) e lo stato di sonno profondo. Le tre sillabe di AUM simbolizzano anche le tre dimensioni temporali: “A” il presente, “U” il passato, “M” il futuro.

Secondo la tradizione yogica, ripetere un mantra produce effetti positivi a livello psicofisico. La mente si calma e il corpo diventa sempre più rilassato. La concentrazione s’intensifica e le percezioni sensoriali vengono rivolte verso la dimensione interiore. Si sviluppa una nuova percezione del Sé. Più i suoni vengono riprodotti, più i condizionamenti e varie forme di stress mentale si attenuano sino a scomparire. I mantra, essendo vibrazioni sonore, agiscono sul subconscio, soprattutto se pronunciati a voce alta e se sincronizzati coi movimenti del respiro. Ripetendoli verbalmente, in una postura da meditazione (seduti, in una posizione comoda ma eretta, in un ambiente tranquillo) influenzano e risvegliano l’energia nel corpo e permettono di raggiungere una profonda consapevolezza e un intenso processo introspettivo. Anche ripetuti mentalmente riescono a distendere la mente, a calmare i pensieri e a controllare, senza forzature, le emozioni.

Molte meditazioni, soprattutto quelle legate alla scuola Theravada, non prevedono la ripetizione di mantra, ma silenzio, senza alcun sottofondo musicale: questo è uno dei percorsi più efficaci per accedere alla parte più profonda del Sé.

Ciò non toglie che la ripetezione dei mantra, unita alla meditazione “silenziosa” siano strumenti validi per creare armonia dentro e fuori di noi stessi.