Affrontare i cambiamenti in modo consapevole

In questi mesi, molti di noi hanno affrontato alcuni cambiamenti, più o meno radicali. Il cambiamento fa parte di ogni cammino esistenziale, eppure ancora tante persone o lo vivono con ansie e paure, o lo continuano a posticipare.

La pratica meditativa aiuta a essere più consapevoli delle trasformazioni di cui abbiamo bisogno per poter evolvere.

Anche noi, alcuni mesi fa, abbiamo vissuto un importante cambiamento.

Ci siamo trasferiti in una terra tra mare e monti che amiamo molto, la Liguria. Abbiamo scelto la zona del Levante e siamo riusciti a trovare una casetta a due passi nel bosco. Siamo in Val di Vara, la Valle del Biologico.

Come potete immaginare, cambiare casa richiede concentrazione, pianificazione, organizzazione e una forte capacità ad affrontare eventuali imprevisti.

Possiamo dire che le pratiche di Mindfulness e la meditazione ci hanno permesso di vivere questa nostra fase della vita con maggiore lucidità e presenza mentale.

Abbiamo abbracciato ciò che nella tradizione e filosofia buddhista viene chiamato Satipatthana. Questa parola, in lingua pali, significa “essere consapevoli, stabili, fermi su un certo oggetto” e per oggetto non si intende solo qualcosa di visibile (come può essere una candela – nel caso si pratichi Trataka – o un foglio colorato – nel caso si pratichi la meditazione sui colori), ma anche qualcosa di non materiale, non tangibile, come può essere un certo obiettivo, una meta che ci si pone.

La via del Satipatthana è un cammino che ci aiuta ad affrontare con maggiore consapevolezza i mutamenti esistenziali. 

A volte rifuggiamo i cambiamenti per timore di lasciare le nostre (fragili) sicurezze, perché non sappiamo esattamente cosa può riservarci il futuro. Ma dentro di noi sentiamo una voce che ci sussurra che è arrivato il momento di compiere una trasformazione.

Attraverso la meditazione – ascoltando la nostra dimensione interiore più profonda – possiamo capire se quel cambiamento che vorremmo attuare è ciò che la nostra anima anela davvero.

Nelle foto alcune immagini del nostro giardino

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La capacità di essere “senzienti”


Quando occorre prendere una decisione o quando stiamo per compiere un’azione, prima di scegliere e di agire, riflettiamo per alcuni istanti.

La scelta o l’atto derivano dall’essere nel qui e ora “senzienti”?

Se la risposta è no, allora occorre prendere un’altra strada…

Ma cosa si intende per “senziente”?


Lo spiega bene il monaco buddhista Matthieu Ricard nel seguente passo.


L’essere detto «senziente» è un organismo vivente capace di avvertire la differenza tra benessere e dolore, tra i diversi modi in cui viene trattato, vale a dire tra le condizioni propizie o nocive alla sua sopravvivenza. È inoltre capace di reagire di conseguenza, vale a dire di evitare, di allontanarsi, da ciò che potrebbe minacciare la sua esistenza, e di cercare quello che la preserva. Per esempio, nel buddismo tibetano gli esseri senzienti vengono definiti con la parola ‘gro ba, che significa «andare», nel senso di andare «verso» ciò che ci salvaguarda e di «allontanarsi da» ciò che può essere dannoso.

Meditazione e “fare anima”

La meditazione è un processo del “fare anima”.

Con questa espressione intendiamo la possibilità di riassorbire gli eventi o ritirare le proiezioni, vale a dire riportare ogni evento, cosa, luogo, persona con la quale siamo venuti a contatto, alla sua reale origine, la quale è sogno, immagine, proiezione.

Il processo del “fare anima” è un procedimento di lucida visione, di chiara consapevolezza.

Il cammino che libera dall’inganno della coscienza ha inizio con una presa di consapevolezza dello stato dei fatti, e cioè che tutto è anima.

[…]

La meditazione è attenzione.

Quando ti siedi a meditare sul corpo o sul respiro devi per prima cosa dissociarti da tutto ciò che la tua mente pensa sia un corpo o un respiro.

Quindi devi cercare di fare un’esperienza empatica, diretta del corpo e del respiro. Inevitabilmente ti accadrà di scoprire che essi non sono nulla di ciò che pensavi che fossero; allora, il tuo cammino ha inizio.

È inarrestabile, irreversibile, perché la mente contiene un meccanismo di autodistruzione, si chiama ricerca della verità. Una volta che l’hai azionato sei libero; te ne accorgi a gradi di intensità sempre più crescenti, mano a mano che il meccanismo che dissolve l’inganno mentale procede.

… continua tra le pagine del libro “Mindfulness Immaginale
di Selene Calloni Williams e Silvia C. Turrin

Mindfulness Immaginale

Essere nel momento presente

Qui e Ora


Quando si comincia a praticare, il nostro passato, qualunque esso sia stato, il dolore e la sofferenza che ha comportato, tutto questo diventa la base da cui partire per stare nel momento presente con consapevolezza, equanimità, chiarezza e sollecitudine.

Abbiamo bisogno del nostro passato; rappresenta l’argilla non ancora cotta nella fornace sul tornio del vasaio.

Il lavoro e l’avventura di tutta una vita è quello di non rimanere intrappolati né nel passato, né nelle nostre idee e concetti, ma di rivendicare l’unico momento che abbiamo veramente, che è sempre questo.

*Jon Kabat-Zinn


Cibo, consapevolezza e mantra – Prima parte

Vivere con attenzione cosciente è un modo meraviglioso per assaporare le bellezze dell’esistenza. La presenza mentale ci aiuta a osservare e a capire il mondo con lucidità, senza giudizio, e con chiarezza, e ci permette altresì di capire, vedere e sentire l’importanza “delle piccole cose”. La Mindfulness ci insegna a portare l’attenzione cosciente nelle attività quotidiane. Nulla è considerato scontato, né un’abitudine. Nemmeno l’atto del mangiare.

Mindfulness e cibo

Un modo molto semplice e pratico per addestrarsi a sviluppare l’attenzione cosciente è proprio attraverso l’atto del mangiare. Partire da qui ha molti vantaggi. Mangiare è una necessità quotidiana ed è un atto tutto sommato semplice, familiare, che non richiede una speciale preparazione. Ma c’è un “ma”: ognuno di noi ha bisogno di nutrirsi, eppure, molte persone, vivono questo momento, così importante da più punti di vista, in modo distratto e automatico. C’è chi guarda lo schermo di una televisione accesa, o lo smartphone; c’è chi mangia senza nemmeno percepire davvero il sapore del cibo e chi rimane assorto in qualcos’altro che può essere una conversazione, un libro, o una serie di pensieri…

Se ci si nutre in modo distratto, senza nemmeno essere consapevoli del cibo che si ingerisce, si rischia di vivere il sacro atto del mangiare come un momento privo di valore. Ma di valore ne ha, eccome, perché il nostro organismo fisico e, possiamo aggiungere, anche quello energetico e spirituale, trae forza, nutrimento e vitalità proprio da ciò che ingeriamo.

Come dare valore all’atto del mangiare

Possiamo valorizzare l’atto del mangiare in due fasi.

La prima fase avviene mentre prepariamo e cuciniamo il cibo.

La seconda fase avviene mentre siamo comodamente a tavola, davanti al nostro cibo preparato con amore.

Vediamo la prima fase.

Ascoltare e cantare Mantra

Mentre prepariamo e cuciniamo il cibo possiamo ascoltare e cantare Mantra.

I Mantra sono sillabe, parole, frasi molto potenti, cariche di vibrazioni positive. Tutto è energia – come ha confermato anche la fisica quantistica – e anche i Mantra infondono flussi energetici altamente benefici per il corpo, per la mente e per l’anima. I Mantra infondono Pace interiore, nonché sensazioni ed emozioni positive. Preparando e cucinando il cibo mentre si ascoltano e cantano Mantra trasmettiamo agli alimenti energie d’armonia e di serenità.

Quali Mantra utilizzare

I Mantra più potenti sono quelli che affondano nelle tradizioni buddhista e induista: OM, SO HAM, GAYATRI MANTRA sono solo alcuni esempi di Mantra carichi di vibrazioni potenti e benefiche. Ascoltare i CD del musicista, compositore e musicoterapeuta Rino Capitanata dedicati proprio ai Mantra ci aiuta in questo processo di “imprinting energetico”.

Rino Capitanata e lo Spa Music Institute hanno sperimentato l’efficacia dei Mantra nel disintossicare gli alimenti e nel potenziarli di energie benefiche. Ciò si è testato in varie occasioni in alcune Spa dell’Alto Adige, utilizzando Mantra come OM, AUM, SO HAM nell’accompagnare il rituale della preparazione del cibo. Sono Mantra che infondono Amore, protezione. Questi Mantra sono come una carezza e un balsamo per il cibo e per l’anima. Attraverso essi viviamo questa fase di preparazione del cibo come un atto sacro. Lo viviamo in piena consapevolezza, avvolti da vibrazioni positive che penetrano in noi e negli alimenti. La sacralità sprigionata dai Mantra ci porta a sentirci parte di una dimensione molto più vasta, percepiamo l’unione tra noi e il Tutto.

Il Mantra OM ci invita a percepire il divino dentro di noi, scioglie paure, attaccamenti, e ci libera dalla gabbia dell’io, per abbracciare uno spazio molto più vasto. Il Mantra OM purifica lo spazio attorno a noi e dentro di noi, purifica la mente dai pensieri disturbanti, infonde equilibrio e vitalità.

Il Mantra AUM, in Tibetano, è considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione. È un Mantra potente, sacro, simbolo dei vari aspetti del Buddha: la “A” rappresenta il Corpo, la “U” la Parola e la “M” la Mente.

Ascoltando quindi il Mantra AUM entriamo in risonanza con il corpo, la parola e la mente avviando un processo di ri-armonizzazione e di purificazione energetica. Preparare il cibo ascoltando e cantando il Mantra AUM, secondo l’antica tradizione Tibetana, si entra in contatto con la sorgente di tutta la Creazione. Creiamo una sorta di ponte invisibile tra la materia e la dimensione spirituale.

Affiniamo dunque l’attenzione cosciente anche attraverso l’atto sacro del mangiare. Ascoltiamo i Mantra e rimaniamo immersi nelle loro vibrazioni benefiche, portando questa risonanza terapeutica anche al nostro cibo e al momento durante il quale lo condividiamo coi nostri cari.

Silvia C. Turrin

foto in evidenza in homepage: Maarten van den Heuvel