Saggezza Zen – Quando i preconcetti riempiono la mente

Saggezza Zen⛩


Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji ricevette la visita di un professore universitario che voleva studiare lo Zen.

Nan-in servì il tè.

Riempì la tazza del visitatore e poi continuò a versare.

Il professore osservò il tè che stava traboccando, fino a che non poté più contenersi: “È strapiena. Non ce ne sta più!”

“Come questa coppa”, disse Nan-in, “tu sei colmo delle tue opinioni e preconcetti.

Come posso mostrarti lo Zen se non svuoti la tua tazza?”


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Felicità e libertà

Per me non c’è felicità senza libertà e la libertà non ce la dà nessuno, la dobbiamo coltivare noi stessi. Condividerò con voi come ottenere una maggiore libertà per se stessi.
Per tutto il tempo in cui sediamo, camminiamo, mangiamo o lavoriamo all’esterno, noi coltiviamo la nostra libertà. La libertà è ciò che pratichiamo ogni giorno. In qualunque condizione o luogo vi troviate, se avete la libertà siete felici.
Io ho molti amici che hanno scontato condanne ai lavori forzati e che, sapendo come praticare, hanno sofferto molto meno. In realtà la loro vita ha avuto una crescita spirituale, cosa che mi rende molto orgoglioso di loro.Per libertà intendo la libertà dalle afflizioni, dalla rabbia e dalla disperazione.
Se in te c’è rabbia, la devi trasformare per poter ottenere di nuovo la tua libertà. Se in te c’è disperazione devi riconoscere questa energia e non permetterle di sopraffarti.
Devi praticare in modo da trasformare l’energia della disperazione e raggiungere la libertà che meriti: la libertà dalla disperazione.

*Thich Nhat Hanh

Alcuni maestri di meditazione ci dicono di non prestare attenzione ai problemi del mondo… fame, guerra, oppressione, ingiustizia sociale, problemi ecologici, ecc. Dovremmo soltanto praticare la meditazione. […]

Naturalmente non dobbiamo trascurare pratiche come il conteggio dei respiri, la meditazione, lo studio dei sutra, ma qual è lo scopo di questi esercizi? Lo scopo della meditazione è di essere consapevoli di quanto avviene in noi stessi e nel mondo. Ciò che accade nel mondo può essere visto dentro di noi e viceversa. Una volta acquisita questa chiara visione, non ci si può rifiutare di prendere posizione e di agire. Quando un villaggio viene bombardato e bambini e adulti soffrono per le ferite e la morte, può un buddhista rimanere seduto tranquillamente nel suo tempio rimasto intatto? Se ha davvero saggezza e compassione, sarà capace di praticare il buddhismo aiutando gli altri.

Praticare il buddhismo, si dice, è vedere la propria natura e diventare un Buddha. Se siamo incapaci di vedere quello che avviene attorno a noi, come possiamo aspettarci di vedere la nostra vera natura? Non c’è forse una relazione tra la natura in sé di un buddhista e la natura della sofferenza, dell’ingiustizia e della guerra?

*Thich Nhat Hanh