Se desidero davvero raggiungere lo stato di Risveglio,
è necessario che io sviluppi perfettamente tutte le qualità trascendenti e, fra queste, la pazienza, la tolleranza, sono qualità essenziali.

Se non incontro mai sulla mia strada esseri che mi arrechino danno né circostanze ostili,
non potrò mai meditare sulla pazienza e sulla tolleranza.

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Alcuni maestri di meditazione ci dicono di non prestare attenzione ai problemi del mondo… fame, guerra, oppressione, ingiustizia sociale, problemi ecologici, ecc. Dovremmo soltanto praticare la meditazione. […]

Naturalmente non dobbiamo trascurare pratiche come il conteggio dei respiri, la meditazione, lo studio dei sutra, ma qual è lo scopo di questi esercizi? Lo scopo della meditazione è di essere consapevoli di quanto avviene in noi stessi e nel mondo. Ciò che accade nel mondo può essere visto dentro di noi e viceversa. Una volta acquisita questa chiara visione, non ci si può rifiutare di prendere posizione e di agire. Quando un villaggio viene bombardato e bambini e adulti soffrono per le ferite e la morte, può un buddhista rimanere seduto tranquillamente nel suo tempio rimasto intatto? Se ha davvero saggezza e compassione, sarà capace di praticare il buddhismo aiutando gli altri.

Praticare il buddhismo, si dice, è vedere la propria natura e diventare un Buddha. Se siamo incapaci di vedere quello che avviene attorno a noi, come possiamo aspettarci di vedere la nostra vera natura? Non c’è forse una relazione tra la natura in sé di un buddhista e la natura della sofferenza, dell’ingiustizia e della guerra?

*Thich Nhat Hanh

Quando si comincia a praticare, il nostro passato, qualunque esso sia stato, il dolore e la sofferenza che ha comportato, tutto questo diventa la base da cui partire per stare nel momento presente con consapevolezza, equanimità, chiarezza e sollecitudine.

Abbiamo bisogno del nostro passato; rappresenta l’argilla non ancora cotta nella fornace sul tornio del vasaio.

Il lavoro e l’avventura di tutta una vita è quello di non rimanere intrappolati né nel passato, né nelle nostre idee e concetti, ma di rivendicare l’unico momento che abbiamo veramente, che è sempre questo.

JON KABAT-ZINN